Le banche centrali cambiano pelle e per le borse inizia la volatilità

Ieri la borsa di Milano è sprofondata del 3% . Un autentico crollo ed infatti i titoli dei giornali erano davvero allarmati per questo tonfo inaspettato.

Le ragioni sono state rinvenute nella variante Omicron che sta minacciando l’Europa e il mondo intero. Ma soprattutto le ragioni più immediate di questo tonfo venivano ricondotte al fallimento del grande piano infrastrutturale fortemente voluto dal Presidente Joe Biden. Il piano di Biden era effettivamente un piano molto ambizioso ed il suo naufragio è una brutta notizia per l’economia americana. Ma un’altra motivazione forte che giustificasse il tonfo era offerta anche da un cambio di rotta della banca centrale cinese che per gli analisti stava a testimoniare una marcata debolezza l’economia del dragone. Sicuramente due motivazioni più che valide giustificare il -3% di ieri. Ma probabilmente c’è dell’altro. Le borse in questi anni sono cresciute ad un ritmo veramente marcato. Secondo moltissimi analisti le borse oggi sono in bolla.

Arriva l’inflazione

Vuol dire che hanno valori gonfiati ed irrealistici e perciò anche piuttosto precari. A far arrivare a questi livelli le borse mondiali ci hanno pensato sostanzialmente le banche centrali di tutto il pianeta. Ovviamente in questo, un ruolo di primo piano spetta alla Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. La Federal Reserve così come le altre banche centrali, hanno tenuto per anni un atteggiamento estremamente accomodante nei confronti della borsa, permettendo ai mercati di crescere con grande dinamismo e di arrivare a quelle quotazioni attuali che secondo molti sono ampiamente sopravvalutate. Un classico scenario da bolla, dunque. Ma adesso a rompere le uova nel paniere delle borse ci ha pensato l’inflazione. Da mesi l’inflazione sta crescendo a ritmi paurosi.

Basti pensare che negli Stati Uniti è ai massimi livelli dal 1982. L’inflazione ha un costo enorme, tanto per le famiglie quanto per le imprese. Restando qui da noi in Italia, è abbastanza impressionante il dato che vede le bollette della luce aumentare di un ulteriore 60% nel prossimo mese di gennaio. L’inflazione così forte rende difficile per le aziende produrre con questi costi a monte. L’alta inflazione ha cominciato a costringere la banca centrale americana a cambiare rotta. In altre parole la Fed non può continuare a tenere i tassi a zero all’infinito ed ha annunciato che nel 2022 comincerà ad alzarli.

Per le borse è tutto più difficile

Alzare i tassi è qualcosa che può effettivamente arginare l’inflazione, ma rende il terreno più scivoloso per le borse. Infatti le aziende quotate in borsa, con i tassi più alti hanno minori possibilità di porre in essere quelle strategie, tra le quali il buyback, che consentono loro di crescere facilmente di valore. Dunque torniamo alla giornata di ieri. Davvero la mancata approvazione del piano infrastrutturale degli Stati Uniti ed un implicita ammissione di della debolezza economica cinese (già ampiamente nota, peraltro) possono davvero giustificare una diminuzione secca del 3% della Borsa Italiana? Probabilmente no. La verità è che da quando la banca centrale americana ha cominciato ad essere aggressiva nei confronti dell’inflazione ed ad annunciare rialzi dei tassi, le borse temono di essere diventate troppo fragili.

In sostanza temono che senza quel supporto mantenuto per anni da parte delle banche centrali, le quotazioni non potranno più crescere con la forza del passato. Ma soprattutto temono che qualsiasi emergenza piccola o grande possa portare gli investitori a non fidarsi più e a fuggire. Difatti da quando la Federal Reserve non fornisce il suo supporto mastodontico (o meglio, lo fornisce ancora, ma ha minacciato di ritirarlo progressivamente) gli investitori si sentono meno tranquilli nel tenere i propri soldi investiti in azioni. Da qui la debolezza di cui parlavamo prima.

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In sostanza dobbiamo abituarci all’ingresso in un’era di volatilità in borsa.

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Non una volatilità continua, ma la possibilità concreta di picchi esplosivi al rialzo o più probabilmente a ribasso ad ogni stormir di fronde .