Lo scontro tra la Florida e Biden riaccende i riflettori sugli anticorpi monoclonali come cura contro il Covid

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Il governatore della Florida Ron De Santis ha accusato Biden di aver dimezzato la fornitura di anticorpi monoclonali per rivalsa politica nei suoi confronti. 

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“L’amministrazione Biden sta ancora ostacolando la capacità dello stato della Florida di gestire la nostra fornitura di anticorpi monoclonali”

Non si ferma lo scontro politico tra il governatore della Florida Ron de Santis e l’amministrazione Biden. 

La nazione che si trova a sud est degli Stati Uniti continua infatti a opporsi alla narrazione sul coronavirus portata avanti dal governo americano, e anche per questo è stata fin dal principio uno degli stati che più ha investito sulle cure contro il Covid, un tema che la politica mondiale sembra invece affrontare con estrema riluttanza. E adesso De Santis ha pubblicamente accusato Biden di aver fatto una scelta politica e altamente discriminatoria tagliando le forniture per i monoclonali. La Casa Bianca ha infatti deciso in questi giorni di dimezzare il numero di forniture monoclonali da destinare alla Florida, che passano da 30 mila dosi a settimana a 15 mila. Per il governatore si tratta di una scelta inspiegabile, in quanto si parla di un trattamento che ha già dimostrato di poter salvare molte vite. 

In Italia d’altronde il tema è tornato di nuovo d’attualità dopo che il famoso virologo Massimo Galli, che aveva contratto il virus pur essendo vaccinato con tripla dose, ha affermato di essere guarito grazie alla terapia monoclonale. Per De Santis “la decisione del governo federale di limitare la fornitura di trattamenti medici ha fermato la mia amministrazione, che altrimenti avrebbe già aperto ulteriori siti di trattamento con anticorpi monoclonali in tutto lo stato”. L’accusa rivolta a Biden è chiara e bisognerà adesso attendere la replica della Casa Bianca. L’unica cosa certa è che lo scontro con la Florida si inasprisce di settimana in settimana. La posizione di De Santis è diventata particolarmente critica dopo che l’amministrazione Usa ha annunciato l’introduzione di un obbligo vaccinale per i dipendenti pubblici contro il coronavirus, una soluzione che il governatore della Florida ha sempre respinto, definendola priva di qualunque base scientifica. Anche per questo, De Santis aveva lanciato nelle scorse settimane una vera e propria provocazione contro il Presidente americano, proponendosi di assumere tutti pubblici ufficiali che vengono licenziati negli altri stati a causa del loro rifiuto di sottoporsi alla vaccinazione. 

Monoclonali, Tacconelli:  “In una sola ora riduce di oltre l´80% il rischio di ricovero ospedaliero”

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In Italia, come accennato in precedenza, il trattamento con gli anticorpi monoclonali è stato invocato a riprese da molti scienziati già lo scorso anno. Nelle ultime settimane ad esempio è stata Evelina Tacconelli, professoressa e direttrice della clinica di malattie infettive dell’azienda ospedaliera universitaria di Verona, a rilasciare un’intervista al quotidiano Il Giornale per rimuoverli. Per la donna si tratta infatti di una cura che si sta dimostrando valida ed efficace: “Una sola dose di anticorpi monoclonali, somministrata al paziente con Covid-19 nei primi tre giorni di infezione, in una sola ora riduce di oltre l´80% il rischio di ricovero ospedaliero: non solo evita la malattia severa, quindi la terapia intensiva o addirittura il decesso, ma costa infinitamente meno di un ricovero. Eppure in Italia in alcune regioni i monoclonali non sono stati utilizzati, addirittura sono stati trasferiti in altre regioni per evitare che scadessero”. 

La Tacconelli è inoltre una delle responsabili di un gruppo di ricerca finanziato dall’Università di Tubingen in Germania che si occupa di studiare le infezioni che risultano resistenti ai normali antibiotici. Tra queste vi è naturalmente anche il coronavirus, è anche fuori dall’Italia, racconta la studiosa, vi è un’estrema attenzione per questa cura contro il virus, visti anche gli innumerevoli risultati empirici che ne dimostrano l’efficacia. La Tacconelli racconta come nel suo ospedale ad esempio “chi è positivo ci contatta, lo valutiamo clinicamente e se pensiamo che per lui i monoclonali possano essere utili gli diamo immediatamente l’appuntamento. Da noi basta una telefonata per ricevere la terapia e tornarsene a casa poco dopo con un´altissima probabilità di non sviluppare il Covid-19”. Senza dimenticare che la ricerca in merito non si è mai fermata e infatti, spiega la professoressa, a breve dovrebbero arrivare anche dei nuovi anticorpi monoclonali prodotti in laboratorio che consentiranno anche “di fare prevenzione prima del contagio; e altri ancora potranno essere utilizzati subito dopo un possibile contagio, sempre per prevenire”. Se quanto racconta il medico fosse confermato, ci potremmo anche trovare di fronte a una rivoluzione nelle cure contro il Covid, in quando dal trattamento precoce si arriverebbe invece a una vera e propria forma di prevenzione, per certi molto simile ai vaccini, anch’essi pensati per evitare il virus ancora prima di contrarlo. 

Che fine hanno fatto in Italia le scorte di anticorpi monoclonali?

Alla luce di tutto questo, non ci si può non chiedere che fine abbiano fatto in Italia tutte le scorte di monoclonali acquistate lo scorso anno in piena pandemia. A Ottobre del 2021 Il Fatto Quotidiano rilanciava uno scandalo ormai conosciuto: all’interno delle farmacia regionali sul territorio si stavano ammassando migliaia di confezioni di anticorpi monoclonali che per qualche motivo tantissime regioni non hanno mai deciso di utilizzare. Circa 60 mila fiale che secondo gli esperti potevano curare senza problemi almeno 30mila persone. Il giornale raccontava inoltre di come il generale Figliuolo sia stato più volte informato di questa situazione, senza aver mai preso una decisione in merito. Eppure, si tratta delle stesse cure che  Massimo Galli ha sponsorizzate alcune settimane, pur precisando che non “non si tratta di un trattamento risolutivo”. A onor del vero la definizione data in questo caso dal virologo risulta un po ‘ambigua, in quanto lui stesso ha raccontato di come si era aggravato nonostante avesse già ricevuto la terza dose di vaccino. Il medico che proprio grazie al richiamo si era protetto dalla forma più grave del virus. Al tempo stesso però le sue condizioni erano peggiorate al punto che i suoi studenti lo hanno convinto a procedere con gli anticorpi monoclonali che gli hanno permesso di guarire definitivamente. 

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Per Galli non ci troviamo però di fronte a un trattamento risolutivo della malattia in quanto senza vaccino sarebbe stato tutto inutile a suo giudizio.