Cassazione: confermate le accuse al clan Spada di Ostia

La prima sezione della Corte di Cassazione di Roma ha ribadito: ad Ostia era mafia

L'arresto di Roberto Spada
L’arresto di Roberto Spada

L’esito era probabilmente scontato e come atteso, e questa mattina la prima sezione penale della Corte di Cassazione lo ha ribadito: ad Ostia c’era la mafia. Come già avvenuto nell’udienza del dicembre scorso, rinnovata a causa della sostituzione di un componente del collegio giudicante, è stata accolta la richiesta del sostituto procuratore della Cassazione Luigi Birritteri, confermando per i 17 imputati del Clan Spada di Ostia, l’associazione a delinquere di stampo mafioso.

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I giudici della Corte hanno inoltre rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi degli imputati confermando sostanzialmente le condanne inflitte in primo grado e nel processo d’appello, disponendo un nuovo processo d’appello bis, per Roberto Spada, già noto per la testata al giornalista della Rai Daniele Piervincenzi, Ottavio Spada e Carmine Spada, in relazione all’omicidio di due esponenti di un clan rivale, Giovanni Galleoni detto “Baficchio” e Francesco Antonini detto “Sorcanera”, commesso nel Novembre del 2011 nel centro della cittadina del litorale laziale.

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Il maxiprocesso, nato dall’indagine predisposta con l’operazione Eclissi del gennaio 2018 dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma, coadiuvata dai procuratori aggiunti Michele Prestipino e Ilaria Calò e dal PM Mario Palazzi che ha portato agli arresti eseguiti dalla questura di Roma e dal nucleo investigativo dell’arma dei Carabinieri, ha inflitto condanne per oltre 150 anni di carcere agli imputati facenti parte del clan, sgominando una struttura criminale che da tempo ormai aveva inquinato il territorio del litorale romano.