Omicidio Rosa Alfieri, la famiglia: “Quel mostro deve restare in carcere”

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La rabbia dei familiari contro il vicino di casa che martedì scorso ha assassinato la 23enne a Napoli. “Non doveva andare così”, dice lo zio della ragazza.

Ha le lacrime agli occhi Angelo Alfieri. È lo zio di Rosa Alfieri, fratello del padre della ragazza uccisa martedì’ scorso nel suo appartamento. Fa fatica a parlare nel cortile di via Risorgimento 1, di fronte al basso dove abitava Elpidio D’Ambra, il presunto assassino della giovane. “Non doveva andare così. Avevamo la ragazza morta in casa e non lo sapevamo…”, dice il signor Angelo. D’Ambra ha ammesso l’omicidio ma ha negato di aver violentato la sua vittima.

Ha tentato di violentarla

Il vicino di casa, reo confesso dell’omicidio di Rosa Alfieri – Meteoweek

È di tutt’altro avviso lo zio Angelo: “Ha tentato di violentarla. Il corpo di mia nipote è stato trovato dal padre riverso a terra, con una sciarpa intorno al collo e con il seno scoperto. Voleva stuprarla. Non conoscevamo questa persona. Anche perché era tornato dalla Spagna da poco più di un mese. Sappiamo solo che era stato in carcere per rapina. Non sappiamo altro. Qui dentro abitiamo solo noi della famiglia Alfieri, il basso è di una nostra parente. Lui abitava qui da qualche settimana e io non l’ho mai visto. Diceva che lavorava fuori, ma abbiamo saputo che invece proprio in questo basso stavano organizzando un punto di spaccio”.

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Il ritrovamento del cadavere di Rosa è stato anche un po’ fortuito, perché fuori ad aspettarla stava il fidanzato che voleva consegnarle due pacchetti di sigarette. Solo che da quel portone Rosa non è mai uscita. Sono state le sue insistenze a spingere i genitori della ragazza a bussare alla porta del basso dove abitava Elpidio D’Ambra. “Se n’è uscito infastidito dicendo che stava dormendo: ha chiuso la porta dietro le sue spalle ed è andato via”, si sfoga Angelo Alfieri: “Poco dopo è arrivato un ragazzo che ha detto di essere il nipote e che doveva prendere qualcosa in casa. Aveva le chiavi. Il padre di Rosa è entrato con lui e ha trovato prima la borsa della figlia, poi ha sentito il ragazzo gridare: “Ma che ha combinato questo!”. Quindi ha trovato la figlia a terra nel bagno”.

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Lì vicino c’è anche l’avvocato Carmine Biasiello: è un vecchio amico di famiglia. “La famiglia si costituirà parte civile – afferma il legale – non per ottenere un risarcimento economico, quanto per ottenere la giusta condanna dell’imputato. Ci aspettiamo per l’assassino una pena commisurata alla tragedia che ha causato. È un assassinio premeditato – aggiunge l’avvocato – c’è stato un tentativo di stupro abbastanza evidente”. “Vorrei rivolgere un appello ai magistrati – ha ancora la forza di dire Angelo Alfieri – Innanzitutto voglio ringraziarli, insieme alle forze dell’ordine, per il grande lavoro che hanno fatto in questi giorni braccando l’assassino. Ma spero che la condanna per questa persona sia dura, come dura è stata per noi la morte di Rosa che aveva davanti a sé ancora tanti anni da vivere. Facciano in modo che questo mostro resti in carcere perché noi vogliamo che quello che è successo a noi non succeda anche ad altre famiglie”.