Mariupol come Genova: perché Zelensky le ha paragonate

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C’è più di un motivo per cui Zelensy ha paragonato Mariupol a Genova nel suo discorso di oggi alla Camera.

Il parallelo tra le due città non è estemporaneo, è un accostamento ben studiato.

«A Mariupol non c’è più niente, solo rovine. Immaginate la vostra Genova completamente bruciata, dove gli spari non smettono neppure un minuto; immaginate da Genova la fuga di persone che scappano in pullman per stare al sicuro».

Non è per caso che stamattina Volodymyr Zelensky ha accostato Mariupol a Genova durante il suo intervento in videoconferenza a Montecitorio. Il parallelo tracciato dal presidente ucraino è pertinente almeno per due ordini di ragioni: la prima, quella più ovvia, è perché entrambe, sia Genova che Mariupol, sono città portuali che si affacciano su due mari, il mar Ligure e il mar d’Azov. Ad accomunare i due centri c’è anche la demografia simile: oltre 600 mila abitanti la popolazione di Genova e 446 mila quella di Mariupol prima dello scoppio della guerra.

Un parallelo calzante e per nulla improvvisato

Rovine della chiesa di Santa Maria in Passione a Genova, bombardata nell’ottobre 1942 – Meteoweek

Ma l’analogia di Zelensky calza a pennello soprattutto per un’altra ragione. Durante la Seconda Guerra mondiale anche Genova fu pesantemente bombardata, dal mare e dal cielo. Tra il 1940 e il 1945 le bombe distrussero 11 mila edifici nel capoluogo ligure, spazzando via il porto industriale. Gli attacchi uccisero 2 mila civili e le perdite sarebbero state anche maggiori se i genovesi non avessero potuto nascondersi all’interno di numerose gallerie-rifugio.

Qualcosa di analogo a quanto accade ora a Mariupol, dove i rifugi sotterranei – come quello del teatro devastato dai raid russi – hanno salvato la vita a tanti. E per giunta fin dagli anni ’90 Mariupol ha stretto un gemellaggio con un’altra città della Liguria, Savona, ospitando in suo onore un teatro che porta proprio il nome della città ligure.