Ucraina, Zelensky: “Comincia la battaglia per il Donbass”

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È iniziata la seconda fase della guerra. Lo ha annunciato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky su Telegram.

Mentre le autorità di Kiev fanno sapere che in Ucraina sono stati commessi più di 7 mila crimini di guerra dai russi.

“Possiamo ora affermare che le truppe russe hanno cominciato la battaglia per il Donbass, per la quale si preparano da tempo. Una gran parte dell’intero esercito russo è ora dedicata a questa offensiva”.  Così su Telegram il presidente ucraino Zelensky ha annunciato l’inizio della seconda fase della guerra.

In un video messaggio Zelensky ha detto anche che è improbabile che Mosca riesca a ricostituire l’arsenale missilistico di difesa a seguito delle sanzioni occidentali.

A Mariupol 40 mila civili deportati dai russi

Il sindaco di Mariupol Vadym Boichenko – Meteoweek

Intanto la Procura generale ucraina parla di oltre 7 mila (7.280) crimini di guerra commessi dai russi in Ucraina, aggiungendo che ammontano a 205 i bambini uccisi dallo scoppio della guerra. Mentre il sindaco di Mariupol Vadym Boichenko fa sapere che sono stati circa 40 mila i civili a essere “deportati con la forza” in Russia o nelle regioni ucraine sotto controllo russo.

L’esercito ucraino ha colpito un villaggio vicino al confine russo. Nell’attacco è stato ferito un residente. Lo ha reso noto il governatore della provincia russa di Belgorod, Vyacheslav Gladkov.

Usa pensano di inserire la Russia nella lista degli “stati terroristi”

Gli Stati Uniti non escludono di inserire la Russia nel novero degli stati “sponsor” del terrorismo. Una mossa che comporterebbe altre sanzioni e restrizioni. Lo ha fatto sapere il portavoce del dipartimento di Stato, Ned Price. Lo status di “sponsor del terrorismo” viene attribuito ai paesi che risultano aver “dato ripetutamente sostegno ad atti di terrorismo internazionale”.

La settimana settimana era stato Zelensky a chiedere al presidente americano Biden di considerare la Russia uno stato terrorista. Attualmente gli altri quattro stati nella “black list” sono Corea del Nord, Iran, Cuba e Siria.