Niente giustizia per Andrea Rocchelli, ucciso otto anni fa in Donbass a colpi di mortaio

Andrea Rocchelli fu ucciso nel 2014 in Donbass assieme all’attivista russo per i diritti umani Andrej Mironov.

Ancora nessun colpevole per la sua uccisione, malgrado un processo iniziato nel 2018.

Andrea Rocchelli, il fotoreporter ucciso nel 2014 in Donbass – Meteoweek

Esattamente otto anni fa moriva Andrea Rocchelli, il fotoreporter di Pavia ucciso il 24 maggio del 2014 in Ucraina mentre era impegnato a documentare le sofferenze della popolazione civile durante la guerra nel Donbass. Ancora più simbolico quest’anno l’anniversario della sua scomparsa, che giunge nel pieno del conflitto sanguinoso tra Mosca e Kiev. Una morte, la sua, che non ha avuto giustizia, malgrado un processo.

Classe 1983, dopo essersi laureato al Politecnico di Milano in design della comunicazione, fonda nel 2008 il collettivo fotografico Cesura. Negli anni successivi documenta la Primavera araba in Liba e Tunisia, le violazioni dei diritti umani in Kirghizistan e Inguscezia. Si occupa anche dello sfruttamento dei migranti in Sud Italia da parte delle organizzazioni criminali.

A inizio 2014, a trentuno anni, va in Ucraina per documentare gli scontri nelle piazze (“Euromaidan”, come saranno chiamati poi) che avevano infiammato il paese. Lì apprende di altri scontri armati: quelli tra gli indipendentisti filorussi e le milizie regolari ucraine. Combattimenti che esponevano le popolazioni civili a terribili pericoli.

Uccisi a colpi di mortaio

Andrej Mironov e Andrea Rocchelli – Meteoweek

È in una di queste occasioni che trova la morte. È il 24 maggio 2014. Rocchelli va, con un taxi, a documentare le condizioni dei civili presi in mezzo al fuoco delle due fazioni vicino a Sloviansk, nell’Ucraina orientale. Con lui ci sono anche William Roguelon, fotoreporter francese, l’attivista e giornalista russo Andrej Mironov, un giovane del luogo e l’autista. Il gruppo di giornalisti arriva ai piedi della collina Karachun. Ma appena scendono dal taxi vengono bersagliati da ripetuti colpi di mortaio. Andrea Rocchelli e Andrej Mironov rimangono uccisi, mentre William Roguelon e l’autista locale vengono feriti.

Il processo, la condanna e l’assoluzione

Per l’uccisione di Rocchelli c’è stato un processo, con un imputato: Vitalij Markiv, soldato semplice dell’esercito ucraino all’epoca dei fatti. Arrestato e processato a Pavia, nel luglio del 2019 viene condannato a 24 anni in primo grado per concorso in omicidio. Giudicato colpevole, nella stessa sentenza, anche lo stato ucraino quale responsabile civile.

Ma il 3 novembre del 2020 la Corte d’Assise d’appello di Milano, pur ritenendo colpevole l’esercito regolare ucraino dell’uccisione dei giornalisti, lo assolve con formula piena. Per un vizio di forma. Le dichiarazioni dei militari e dei superiori che avevano inchiodato Markiv erano state raccolte senza la possibilità, loro dovuta, di non rispondere alle domande. Perciò prove annullate e assoluzione per Markiv. Confermata anche in Cassazione nel dicembre 2021. Impossibile stabilire se fosse stato lui a sparare i colpi. E anche se fosse o meno in servizio quando sono stati uccisi i reporter.

Una uccisione senza colpevole

Resta però, secondo la giustizia italiana, la responsabilità delle forze armate ucraine per l’uccisione dei due giornalisti. Il quotidiano La Repubblica riporta parti della sentenza della Corte d’Appello dalla quale si evince che “l’attacco ha avuto luogo senza alcuna provocazione e offensiva né da parte loro [i fotoreporter] né dei filorussi”. Così le raffiche di colpi partirono allo scopo di eliminare” quei civili. I solidati volvevano “difendere strenuamente quella posizione”, dato che sulla collina era presente un’antenna televisiva, in modo che “nella zona circostante, nel raggio di uno o due chilometri, nessuno potesse avvicinarsi”.

Nel febbraio del 2022 un’inchiesta del programma Spotlight (Rai News 24) ha intervistato un militare ucraino. Che ha confermato che a uccidere Rocchelli e Mironov furono i lealisti ucraini, su ordine del loro comandante. Un attacco contro fotoreporter inermi, dunque, per il quale però nessuno ha ancora pagato. E chissà se pagherà mai.