Superbonus 110%, soldi finiti: chi riuscirà a finire i lavori e i nuovi cantieri a rischio

Molte le incertezze sul futuro del superbonus per le ristrutturazioni edilizie. A cominciare dai fondi della prossima finanziaria.

Gli esperti consigliano molta cautela per quel che riguarda l’avvio di nuovi lavori.

Superbonus 110%: la priorità adesso è far sì che i lavori già cominciati arrivino a termine. Per due buonissimi motivi: il primo è scongiurare il fallimento delle imprese interessate (almeno 33 mila, stando ai calcoli degli artigiani del Cn). Il secondo è evitare che i contribuenti si ritrovino con grossi conti da pagare per lavori lasciati a metà.  Si lavora per trovare la soluzione legislativa per evitare la disfatta. Oggi però si sconsiglia fortemente di avviare l’iter procedurale per chi ancora non ha dato inizio ai lavori. Troppe le incertezze sul futuro del superbonus. Teoricamente l’agevolazione resta in vigore per i condomini, a pieno vigore, fino alla fine del 2023. E con detrazioni fiscali più contenute, fino a fine 2025.

Plafond iniziale già sforato

Gli ultimi dati di Enea, che monitora e ogni mese rendiconta i lavori che hanno ottenuto il superbonus, mostrano che il plafond originario (33,3 miliardi di euro) è già stato superato. Il plafond è stato sforato di di 400 milioni. “In questa fase – spiega al Corriere della Sera il commercialista Christian Dominici, che gestisce un studio specializzato nella gestione dei crediti tributari – lo sforamento del plafond non costituisce un ostacolo alla prosecuzione dell’attività: una volta che siano rispettate le norme relative al superbonus il credito che arriva nei cassetti fiscali delle banche è del tutto esigibile e lo sarà per tutti i crediti ceduti prima di uno stop formale a nuovi fondi”.

La difficoltà sta nel prevedere se nella prossima legge di Bilancio saranno stanziate ulteriori risorse. La richiesta arriverà sicuramente, ma Draghi non ha mai nascosto di non considerare il superbonus una misura valida. Ad ogni modo la prossima Finanziaria sarà senz’altro una delle più difficili della storia italiano. Da una parte occorrerà tenere conto della situazione generale del Paese, tutt’altro che rosea. Dall’altra ci saranno invece i partiti che con l’approssimarsi della scadenza elettorale tenteranno di allargare i cordoni della spesa pubblica. Un braccio di ferro dove il superbonus potrebbe forse finire al centro di una trattativa tra Governo e Parlamento.

L’interrogativo su sconto in fattura e cessione del credito

C’è però un altro nodo cruciale. Anche con nuovi fondi e pure con eventuali proroghe (che certamente saranno richieste) il superbonus può funzionare solo se che funzionano sconto in fattura e cessione del credito. E qui arrivano le note dolenti, perché le maggiori banche hanno già fatto sapere di non avere ulteriore capienza fiscale per poter accettare nuovi crediti. Una situazione che potrebbe sbloccarsi – almeno parzialmente – se convertendo in legge il decreto Aiuti si dovessero prorogare – come sembra – la durata dei crediti. Si tratta, praticamente, di concedere alle imprese di mantenere il diritto al credito anche oltre l’anno fiscale.

Un’apertura in tal senso, in attesa delle mosse del Parlamento, è giunta dall’Agenzia delle Entrate. Una faq del fisco, spiega Dominici al Corriere, ha chiarito “che è possibile cedere singole annualità di credito purché la cessione riguardi tutta l’annualità e non una sua frazione e questo dovrebbe facilitare lo scambio dei titoli fiscali; al contrario invece un’altra disposizione dell’Agenzia potrebbe rivelarsi un grosso problema per le imprese che praticano lo sconto in fattura: l’obbligo di comunicare sin da subito sulla piattaforma telematica e con una scelta irrevocabile se optano per la cessione a una banca del credito o se ne vogliono usufruire direttamente, opzione che di fatto è un’extrema ratio”.

Difficile che aumentino le cessioni del credito

Tuttavia, anche nel caso in cui si facilitassero effettivamente le cessioni e aumentassero i fondi resta un problema: la diversa situazione sui mercati finanziari e la forte crescita del costo del denaro sfavoriscono di molto le operazioni rispetto agli scorsi mesi. Quando va bene oggi un credito da superbonus viene comprato a 100. Per ipotesi, se ora in un condominio si iniziano lavori che a ogni singolo condomino costano 50 mila euro, in quattro anni avrebbe teoricamente diritto a 55 mila euro.

Ma per averli dovrebbe anticipare tutte le spese, sperando di essere sempre capiente nei quattro anni successivi. La stragrande maggioranza cederà il credito, dal quale si potranno ottenere 49-50 mila euro. Dai quali andrà sottratto il compenso per l’amministratore (circa 1.200 euro Iva inclusa, se si ipotizza un onorario del due per cento) e il costo del finanziamento ponte, che può giungere anche al 2-3%. Aggiungendo gli extracosti che in queste operazioni non mancano mai, l’astrusità e la lungaggine dell’iter, il disagio dei cantieri, è facile prevedere che in molti finirebbero per tirarsi indietro. In particolare nei condomini più popolari e abitati da persone anziane.