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Il diritto di opporsi, perché vedere il film con Jamie Foxx

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:16
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Il diritto di opporsi, diretto da Destin Daniel Cretton, racconta il tentativo di Walter McMillian (Jamie Foxx) di ribaltare la propria, ingiusta, condanna per omicidio con l’aiuto di un giovane avvocato (Michael B. Jordan). Ecco perché vederlo.

Quello di Destin Daniel Cretton è un film “pedagogico”, nel senso nobile del termine, ovvero pone l’attenzione su di un tema, quello del numero di innocenti condannati alla pena di morte o comunque condannati per errore e costretti a scontare pene durissime. Il diritto di opporsi è un film che ruota attorno alle persone e alle loro specifiche vicende umane.

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Il diritto di opporsi, perché vederlo

Il regista infatti pone molta enfasi sulle relazioni che McMillian coltiva nel carcere con i suoi vicini di cella: Herbert Richardson (Rob Morgan), un veterano del Vietnam con problemi mentali e Ray Hinton (O’Shea Jackson, Jr.), un giovane che cerca sempre di risollevare l’umore di tutti nonostante la situazione drammatica. Quella che riguarda McMillian (Jamie Foxx) è la trama principale, ma non è l’unica presente nel film. Lo stesso Herbert Richardson, non solo vicino di cella del protagonista ma anche cliente del suo stesso avvocato, non è riuscito ad evitare la sedia elettrica.

Nonostante non ci sia alcun dubbio che Richardson abbia effettivamente ucciso la nipote undicenne della sua ex fidanzata con una bomba che aveva fatto deliberatamente esplodere sulla veranda della donna, il film di Destin Daniel Cretton (e prima di lui il libro da cui è tratto) pone una domanda difficile sull’effettiva necessità della pena capitale per una persona affetta da problemi mentali ufficialmente diagnosticati e che più volte si era dimostrato pentito di ciò che aveva causato.

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Il diritto di opporsi, un film militante

Si tratta di domande dalle risposte difficilissime, ma che il film non ha timore di porre ai propri spettatori. Lo stesso Bryan Stevenson affermava che tutti noi “siamo molto di più della cosa peggiore che abbiamo fatto”. Per Stevenson (che del film è anche produttore esecutivo) la necessità di realizzare un film come Il diritto di opporsi nasce dalla volontà di mobilitare i cittadini americani per richiede la modifica del sistema penale negli Stati Uniti.

Una riforma invocata (per ragioni diverse e con modi differenti) sia da Barack Obama che da Donald Trump. La necessità di un cambiamento è condivisa sia dai progressisti che dai conservatori, ma poco negli anni è stato fatto. La speranza di Stevenson è quella di utilizzare l’eventuale successo del film per far riemergere un problema che aveva già ampiamente descritto nel suo libro del 2015.

Il diritto di opporsi, la speranza in un cambiamento

Il film è stato accolto in maniera molto positiva dalle associazioni che da tempo chiedono un intervento del governo americano per incrementare il ricorso alle misure alternative al carcere e ridurre così il sovraffollamento delle strutture penitenziarie. Jarrett Harper, ambasciatore della campagna Represent Justice, considera Il diritto di opporsi “molto più di un film”: un invito ad alzarsi per fare qualcosa.

Harper fu condannato all’ergastolo, senza possibilità di uscita per buona condotta, all’età di 17 anni, quando derubò e uccise l’uomo che l’aveva violentato sessualmente. Nel 2018 il governatore della California, Jerry Brown, intervenne personalmente, citando la sua giovane età, “il suo rimorso e la sua disponibilità alla riabilitazione” come motivi per commutare la pena. Possibilità che non sempre viene concessa e per la quale il film di Destin Daniel Cretton si batte con fierezza.