ZeroZeroZero | La recensione della nuova serie Sky di Stefano Sollima

Presentata alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, arriva finalmente su Sky, dal 14 febbraio 2020, l’attesa e spettacolare serie tratta dal romanzo di Roberto Saviano, ZeroZeroZero

Credi nell’amore? L’amore finisce. Credi al tuo cuore? Il tuo cuore si ferma. Niente amore e niente cuore?

Così si apre ZeroZeroZero, la nuova attesissima produzione targata Sky Original, basata sull’omonimo romanzo di Roberto Saviano e diretta, tra gli altri, da Stefano Sollima. Con dei nomi simili alle spalle, è chiaro sin da subito che ci troviamo di fronte a qualcosa di potente e, soprattutto, di molto importante.

ZeroZeroZero, l’importanza del progetto

Importante perché non esiste storia raccontata dal suddetto autore che non ci riguardi da vicino, sebbene lo si tenda spesso a dimenticare. Minacciato di morte e costretto a vivere sotto scorta, Saviano è uno che sa come vanno le cose e non ha paura di dircelo in faccia, chiaro e tondo.

Ecco allora che, a distanza di quasi un anno esatto dal precedente adattamento di una sua opera, La paranza dei bambini, arriva il nuovo progetto, prodotto da Cattleya e Bartlebyfilm, di cui già si presagisce la notevole portata.

ZeroZeroZero, un terribile spaccato sociale popolato da schiavi e vittime

Seguendo il viaggio di un ingente carico di cocaina, dall’acquisto alla consegna, la narrazione si sviluppa quindi in capitoli, al fine di permettere una maggiore comprensione e una fruibilità agevolata. Dopo aver presentato i vari “figuranti”, prende il via la vera e propria storia. Dall’entroterra calabrese ai club messicani, passando per New Orleans e il Senegal, ZeroZeroZero mette in luce un ampio e terribile spaccato sociale, che arriva a contaminare anche le frange meno sospette.

Non ci sono vincitori, per quanto molti credano e sostengano di esserlo, ma solo una sequela di vittime: alcune innocenti, i cosiddetti danni collaterali; altre colpevoli, schiave di un traffico come quello delle sostanze stupefacenti che non lascia scampo. E a cui non è possibile ribellarsi.

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Senza facili soluzioni, sentimentalismi e alcun tipo di schieramento, la serie fotografa implacabilmente quella che è la realtà dei fatti. Certo, non mancano le scene ad alto tasso di adrenalina, pan per focaccia per tutti gli affezionati del genere. Ma sono come delle ciliegine sulla torta che è il progetto in sé e per sé.

ZeroZeroZero, dal tema della famiglia al ruolo delle donne

Senza alcun dubbio tra i prodotti più riusciti, complessi e avvincenti degli ultimi anni – e la concorrenza non è proprio di serie B (si pensi solo a Gomorra o a Suburra) – ZeroZeroZero è emozione allo stato puro. Complici anche le tematiche affrontate e il modo in cui si è scelto di farlo.

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Fulcro in qualche modo di almeno due delle tre linee narrative principali, la famiglia è un valore fondamentale, nella vita come negli affari. Ma non sempre il legame di sangue è sinonimo di affetto, anzi. Quando scatta un meccanismo di prevaricazione, quando si anela al potere e null’altro può sopperire a tale bisogno, il sangue del tuo sangue può diventare un ostacolo. O semplicemente un mezzo per raggiungere un fine, per quanto pericoloso e immorale possa essere. Interessante e non così banale, seppur comune, la riflessione sulla famiglia è quindi uno dei punti di maggior forza della serie.

Così come il ruolo svolto dalle donne – in particolare dell’unica protagonista femminile, Emma (almeno sino ai primi due episodi), interpretata da Andrea Riseborough – a volte più spietate degli uomini, nonostante uno sviluppato senso materno, ma comunque ancora considerate inette in determinate situazioni. In attesa di una rivincita tanto voluta quanto sconvolgente.

In luce anche il tema della malattia, con cui convive il personaggio di Chris (Dane DeHaan), che l’ha ereditata dalla madre, e poi la corruzione, l’abbrutimento, la tradizione, il tradimento. Ciascuno di essi si lega inestricabilmente con l’altro, andando a creare un cortocircuito che rappresenta in fondo la vita stessa, nella sua concretezza e tangibilità.

Non dimentichiamo che quelle qui narrate sono per lo più vite di narcotrafficanti, di esseri umani che hanno scelto di votare i loro giorni all’illegalità, alla violenza, alla sopraffazione. Ma è importante conoscere il nemico per poterlo individuare e non chiudere gli occhi davanti a ciò che ci circonda, ci influenza e ci riguarda molto più di quanto immaginiamo.