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Underwater | la recensione del film fantascientifico con Kristen Stewart

Il 30 gennaio prossimo arriverà nelle sale italiane Underwater, nuovo horror fantascientifico ambientato nelle profondità degli abissi con una inedita Kristen Stewart. 

William Eubank si è fatto un nome tra gli appassionati di cinema di genere con The Signal, film indipendente del 2014 in grado di mescolare idee già collaudate per creare qualcosa di sufficientemente nuovo e originale da risultare convincente.

Underwater, Kristen Stewart in fondo al mare

Il nuovo Undewater, ennesima riproposizione del “monster movie” con creatura marina al seguito, modellato sullo scheletro cinematografico di Alien, è uno di quei film a medio budget che vengono prodotti in quantità sempre più limitata e sono oggi appannaggio quasi esclusivo delle piattaforme di streaming.

È solo infatti grazie al richiamo commerciale garantito dal nome degli attori (Kristen Stewart ovviamente, ma anche Vincent Cassel) se possiamo vedere Underwater sul grande schermo. La destinazione finale del film (sala o streaming) non è marginale e William Eubank (abituato fino ad adesso a release limitatissime e poi direttamente alla distribuzione online o in blu ray) sembra saperlo molto bene. Underwater è infatti un film votato alla spettacolarità, che sacrifica ogni dettaglio di trama superfluo in favore dell’azione.

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Underwater, un film che si fonda sulle immagini

Dopo cinque minuti dall’inizio del film, infatti, ci ritroviamo già catapultati nel bel mezzo della vicenda, senza alcun tipo di preparazione (addirittura il film ricorre ai titoli iniziali per spiegare il background del film ed evitare di perdere tempo). Ma è proprio questa consapevolezza di Eubank a salvare Underwater dalla condanna del “plagio”. Se infatti tutto è già stato detto, narrato e proposto al pubblico decine di volte, il modo in cui Eubank crea le situazioni di pericolo e il suo gusto per la messa in scena sono la chiave del successo del film.

La direzione della fotografia di Bojan Bazelli (La Cura dal Benessere) rende immediatamente credibile e tangibile la profondità dell’abisso, tanto che ogni svolta narrativa risulta sorprendente non tanto per gli effetti (spesso prevedibili) che produce ma per il contesto nella quale avviene. Eubank è abbastanza intelligente da sapere che, quando si vuole “rifare” qualcosa, tutto si gioca sulla qualità della fattura. Aderendo ai canoni del genere senza nessuna velleità di rinnovamento, Underwater è un film consapevole di se stesso: sa esattamente cosa vuole essere e fa di tutto per riuscirci al meglio.

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Underwater, un perfetto capitolo di Cloverfield

Pur essendo perfetto per essere inserito nello scatolone dei Cloverfield, il film di Eubank trova una propria dignità grazie alla cura tecnica. Grazie al lavoro che è stato fatto sul sonoro e sull’illuminazione, infatti, anche l’immancabile stratagemma di rendere le scene che coinvolgono la creatura volutamente confuse e frammentarie per ragioni di budget sembra avere un senso perché inserito in un contesto che fonda la propria atmosfera sulle condizioni di scarsa visibilità.

Come i migliori film di serie B, Underwater sembra essere concepito a partire da idee visive prima ancora che da idee di sceneggiatura. Il design delle tute indossate dagli ingegneri è perfetto e da solo testimonia una cura nei dettagli che da sola fa la differenza. Una scelta di cast che poteva sembrare inizialmente azzardata si rivela infine vincente. Kristen Stewart sembra rendersi perfettamente conto del tipo di film nel quale si trova e la sua incredibile presenza scenica è sufficiente a sopperire alle evidenti mancanze in fase di caratterizzazione.

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