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High Life | il film di fantascienza con Robert Pattinson stupisce e inquieta

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:45
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High Life, il nuovo film fantascientifico di Claire Denise, tanto concettuale quanto respingente, arriva oggi in sala grazie a Movies Inspired. Ecco perché non perderselo.

High Life, il nuovo film di Claire Denise, da oggi in sala grazie a Movies Inspired, ci proietta in una nave spaziale alla deriva del sistema solare. Del suo equipaggio, sono sopravvissuti soltanto Monte (Robert Pattinson) e Willow, bambina nata da un abuso della dottoressa Dibs, scienziata ossessionata dagli esperimenti di riproduzione.

High Life | il film sci-fi con Robert Pattinson

Andrej Tarkovskij ha saputo sfruttare più di altri l’elemento dell’acqua (quella della pioggia, delle pozzanghere, dei catini, così come quella dei mari, dei ruscelli e dei fiumi) per raccontare il mondo interiore, liquido ed in continuo movimento, dei propri personaggi. Se si pensa alla scena finale di Stalker, quando la ragazza paraplegica, dotata di poteri sovrannaturali, sposta con la sola forza della mente un bicchiere pieno d’acqua poggiato sul tavolo, è chiaro come per Tarkovskij ogni cambio emotivo corrisponda sempre ad un sommovimento liquido. Così in High Life, proprio come nel cinema del maestro russo, Claire Denis sceglie l’acqua come elemento fondamentale per la comprensione del personaggio di Monte (Robert Pattinson), ultimo sopravvissuto di un equipaggio formato in origine da un gruppo di condannati a morte confinati nello spazio, cavie per un sadico esperimento sulla riproduzione condotto da una morbosa scienziata interpretata da Juliette Binoche (vero e proprio punto di collegamento con il precedente Cannibal Love, in cui la regista già introduceva il tema del desiderio di possedere gli altri). Il film ci presenta immediatamente il protagonista mentre tenta disperatamente di portare a termine una riparazione meccanica. Con questo intervento di manutenzione destinato a rimanere incompiuto si apre un film che fa dell’irreparabilità la propria cifra stilistica.

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La poetica della deperibilità

Moltissima della fantascienza “d’autore” degli ultimi anni, del cinema che racconta i viaggi nello spazio (si pensi ad esempio a First Man – Il primo uomo di Damien Chazelle), ha scelto per i propri racconti una “poetica della rovina”, in cui ogni attrezzo che serve ai protagonisti per compiere la propria missione è destinato a malfunzionamenti o rotture. Per questo High Life sceglie di mostrare esplicitamente l’economia del set, raccontando lo spazio attraverso quella stessa estetica della deperibilità che aveva scelto Chazelle per mettere in scena la “ferraglia” che avrebbe portato il primo uomo sulla Luna. Tutta la materia del film di Claire Denis è esposta alla rovina: rottami, piante in putrefazione, dispositivi e navicelle programmati per l’obsolescenza. In questo contesto di relitti, in cui persino le tute che indossano gli astronauti non sono mai integre, ma sempre rammendate con materiali di fortuna, i tantissimi riferimenti al cinema di fantascienza adulto non riescono ad evocare realmente un passato cinematografico preso come modello di riferimento, ma solo il suo scheletro ormai inerte.

Abusi e possesso

I respingenti dettagli che descrivono il protocollo sulla riproduzione nello spazio pensato dalla scienziata Binoche, sfociano presto nella descrizione di un umiliante ed infinito rituale erotico inflitto all’equipaggio. È così che Claire Denis, anche in un film apparentemente riflessivo e concettuale come questo, trova nuovamente il senso del suo cinema diviso tra erotismo e violenza.