A Conte serve un gruppo di “moderati”: dove e come trovarli?

Durante la serata di ieri il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha incontrato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per un’informativa su quanto sta accadendo. Stando a quanto emerso, l’incontro tra i due non sarebbe stato privo di tensione per la situazione attuale. L’imperativo è quello di consolidare la maggioranza, e di non accontentarsi di numeri risicati e ingovernabili. Conte avrebbe allora altri dieci giorni di tempo per soddisfare ciò che chiede anche il presidente della Repubblica: trovare i famosi responsabili promessi, e trovarne tanti. Ma dove?

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Questa maggioranza va allargata, ripetono tutti. Il premier del Consiglio Giuseppe Conte ci spera ancora, continua nel suo lavoro di tessitura, fornisce rassicurazioni, si dice convinto di riuscire – alla fine – a trovare i numeri necessari per governare in maniera stabile sia al Parlamento, sia nelle Commissioni. Tutti sono concordi con un unico dato di fatto: se questa maggioranza vuole andare avanti, deve trovare altri responsabili, e creare un vero progetto politico condiviso. Le reazioni si separano sulla realizzabilità di questa intenzione. Già da tempo il segretario dem Nicola Zingaretti aveva messo in guardia Conte dalla “strada stretta” che voleva percorrere: non rassegnare le dimissioni, trovare velocemente i responsabili, creare un patto politico e legislativo con loro e proseguire dritto con un rimpasto.

Un rimpasto di governo che – detto tra parentesi – nel caso in cui fosse di grandi dimensioni, comunque dovrebbe figurare come un Conte ter, e quindi passare al vaglio del presidente della Repubblica. Ma ora Conte a tutto questo non ci vuole pensare, l’importante è portare a casa qualcosa, o meglio, qualcuno. A ribadire l’esigenza di allargare la maggioranza anche il dem Dario Franceschini, che addirittura avrebbe alzato l’asticella da 161 parlamentari in Senato a 170, per permettere alle Commissioni di funzionare adeguatamente. E lo aveva ribadito anche Mattarella, che aveva chiesto a Giuseppe Conte di fare in fretta e non accontentarsi di una maggioranza raccogliticcia. Ieri sera il premier è tornato al Quirinale e si è presentato con 156 senatori e la richiesta di avere più tempo per cercare altri responsabili. Diciamo dieci giorni. Mentre l’umore al Colle si fa sempre più cupo, incalzano le domande: quando Conte ha intenzione di allargare l’alleanza? Il patto legislativo è una proposta realizzabile? E soprattutto, con chi?

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Intenzioni di Palazzo

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E’ proprio questo il punto. Al momento la maggioranza ha in mano solo un profilo politico ideale a cui estendere l’alleanza. Mancano le persone. Il progetto è chiaro e dichiarato: creare un’alleanza con liberali, europeisti, con un fronte popolare e socialista. In sostanza, con i moderati, di destra o di sinistra è indifferente. Dall’incrocio dei due fronti auspicabilmente dovrebbe nascere un centro europeista. Il vero bottino per il premier sarebbe portarsi a casa Forza Italia, o parte di essa, che corrisponde esattamente al profilo politico ricercato. Per questo continua l’opera di seduzione attraverso Gianni Letta e Renato Brunetta, che da tempo chiede a Berlusconi di scaricare gli altri due alleati di centrodestra. Sul piatto Conte ha messo la promessa di un proporzionale.

Poi ancora, nel mirino del premier c’è Lorenza Cesa per il simbolo dell’Udc, che garantirebbe anche tre senatori e che potrebbe tirarsi via una decina di parlamentari da Forza Italia. E a proposito di Italia viva, se Conte ha chiuso a Renzi, di certo non ha chiuso ai renziani più indecisi. Tra questi Eugenio Comincini, senatore di Iv, che ripete “io non me la sento di andare all’opposizione“. Poi ancora Leonardo Grimani: “Lo scenario che si apre davanti, io ad oggi non lo so, ma certo non sono molto convinto che un’opposizione feroce nelle commissioni e in aula sia consona a un partito come Iv”. La strada potrebbe risultare attualmente impervia: Conte al momento non ha un partito suo da offrire, ha due ministeri e un sottosegretariato rimasti scoperti, non ha un patto legislativo definito: andrebbe delineato anche con le forze politiche che intendono entrare in maggioranza, ma queste ultime non se la sentono attualmente di fare il salto nel buio. Eppure, diverse fonti interne fanno sapere che Conte è ormai pronto a spacchettare i diversi ministeri e sottosegretariati.

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Cosa c’è sul piatto

Mentre Conte ripete di non voler offrire posti ma politica, la dinamica sembra nota e ben conosciuta: per convincere un parlamentare a saltare nel buio abbandonando il suo gruppo di provenienza, devi offrirgli un cuscino comodo su cui atterrare, oltre a un progetto politico condiviso. Quindi certamente ci sarà quella comunione di intenti tanto invocata dal Pd, ma ci sarà sicuramente anche un importante rimpasto di governo, se Conte riuscisse a trovare i numeri. Un’operazione che va fatta velocemente, anche perché il 27 gennaio si voterà la relazione sullo stato della Giustizia del ministro Alfonso Bonafede, una votazione per la quale Italia viva ha già fatto sapere che voterà contro. Conte allora dovrà giocarsi bene il ministero della Famiglia rimasto scoperto dopo le dimissioni di Bellanova, magari spacchettandolo in Famiglia e Pari opportunità. Piace molto il sottosegretariato degli Esteri, che secondo le prime indiscrezioni potrebbe esser affidato a Riccardo Nencini, il socialista che ha votato in extremis insieme a Ciampolillo. Sarebbero vacanti, oltre al ministero dell’Agricoltura, anche le nomine per la Cassa depositi e prestiti, un posto da amministratore delegato e tre consiglieri di amministrazione. Insomma, lo spazio per inserirsi c’è, e anche se non c’è si crea. Così si applica la strategia incrociata: si individuano le persone con un profilo politico condiviso e si attirano con qualcos’altro.