Il Pd non è del tutto convinto dell’asse con il M5s. Si ricomincia

Con un centrodestra unito che nei sondaggi sfiora il 50%, Pd e M5s devono accelerare il passo nella messa a fuoco della loro eventuale alleanza. Ma mentre partecipano agli stessi incontri, mentre si rinnovano le promesse di collaborazione iniziate nell’era Zingaretti, il progetto fa ancora fatica a decollare. Complice la difficile fase di transizione del M5s e i malumori interni al Pd. La ricetta perfetta per far vincere il centrodestra. 

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Mentre Giorgia Meloni vola nei sondaggi e Fdi si attesta come secondo partito italiano dopo la Lega, mentre il Pd si fa scartare in questo modo da due partiti della destra conservatrice nazionalista, mentre il centrodestra unito sfiora il 50%, l’ipotetica alleanza tra Pd e M5s fa fatica a decollare. E pian piano che ci si avvicina agli snodi potenzialmente significativi, l’orizzonte viene spostato di un passo più in là: Non trarrò indicazioni politiche dal voto delle comunali, dice Enrico Letta intervistato da Myrta Merlino a L’Aria che tira, su La7. Ma l’inquietudine non riguarda solo le difficoltà nel trovare candidati comuni (si veda il caso esemplare delle amministrative di Roma). Ciò che impensierisce il segretario del Pd è appunto il quadro sconfortante emerso dagli ultimi sondaggi. Stando a quanto riportato dal Corriere, ieri il gruppo del Pd del Senato si è riunito appositamente per analizzare i dati della ricerca commissionata a YouTrend. Quei dati possono essere anche letti in questo modo: il Pd – a tre anni di distanza dalle elezioni del 2018 – resta fermo al 18,9%, poco più rispetto al risultato renziano del tempo.

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La lunga tradizione del Pd

E come sempre in presenza di risultati insoddisfacenti, nel Pd si fanno i calcoli e si additano i presunti responsabili, navigando sulla superficie dei problemi. Per ora i dati dicono che i giovani continuano a restare scettici, nonostante i costanti appelli lanciati dal segretario del Pd Enrico letta: tra coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni, solo il 14,4% voterebbe il Pd. Verrebbe da pensare che, forse, i giovani non vogliono votare a 16 anni, ma avere un motivo per cui votare. Quello che potrebbe essere l’inizio di una seria messa in discussione, però, al solito viene declinato in termini strategici: stando al Corriere l’assemblea di ieri si sarebbe infiammata con diversi interventi critici (da Andrea Marcucci a Gianni Pittella), contrari alle “battaglie identitarie di Letta. Di quali battaglie parliamo? Della tassa di successione, del voto ai sedicenni, dello Ius Soli. E, sul piano prettamente strategico, dell’alleanza con il M5s, ancora indigesta ai principali esponenti di Base Riformista.

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Quell’asse Pd – M5s che stenta a partire

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Insomma, il Pd si ritroverebbe nel suo classico cul-de-sac: composto da anime diversissime, fatica ad esprimere una visione, per questo risulta debole nei sondaggi, e per questo decide di esprimere ancor meno una propria visione. Dopo aver rinunciato ad essere l’anima trainante del centrosinistra, ha cercato di concretizzare l’alleanza con il M5s già spianata dal precedente segretario, ma ora si levano nuovamente le voci di protesta che avevano intimato un “altolà” a Nicola Zingaretti. Ma Letta capisce che l’alleanza è vitale a livello numerico, e al Corriere ribadisce: “Sbaglia chi storce il naso sul M5s, dobbiamo allargare per vincere. Con Conte dialoghiamo sempre bene. Abbiamo una missione comune, battere Salvini e Meloni. Sono le elezioni politiche l’orizzonte. Le amministrative sono oggettivamente complesse per via del passato”. Da parte sua, però, il M5s sta affrontando una transizione estremamente delicata, nella quale Giuseppe Conte dovrà ridefinire un volto politico in grado di accontentare sia i sostenitori della prima ora, sia i moderati dell’ultima ora.

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Quando l’apertura si trasforma in mutismo

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E proprio su questo il sindaco Beppe Sala lancia un augurio che sa di avvertimento: “Io sono solidale con lo sforzo di Conte di traghettare verso il futuro il Movimento 5 stelle e io mi auguro che lo traghetti verso il centrosinistra senza esitazione e senza ambiguità, credo che sia quello che vuole fare ma sicuramente i 5 Stelle hanno un ruolo fondamentale”, avrebbe affermato nel corso dell’evento online promosso da LeU, ‘Verde e giusta, l’Italia del futuro, a cui ha partecipato anche l’ex premier Giuseppe Conte. Secondo Sala un centrosinistra allargato è possibile solo grazie “alla condivisione di un sistema valoriale. Noi dobbiamo credere che qui c’è uno spazio che è legato alla transizione ambientale e sociale e che alla fine diventerà una transizione politica. Su questo bisognerà capire quanto riusciremo a intenderci augurandomi che ci si intenda eccome”.

Un augurio strano: che senso ha parlare di sistema valoriale allargato se dall’altro lato si frenano le battaglie identitarie del nuovo segretario del Pd? Senza sottolineare il fatto che l’espressione “battaglie identitarie” è già una becera riduzione dell’espressione “programma politico“. Senza tutto questo, che ruolo assume l’augurio di traghettare il M5s verso il centrosinistra? Nessun ruolo, se non la speranza di ottenere qualche punto in più alle elezioni. In questo modo il centrosinistra rischia di consegnare le chiavi del paese in mano al centrodestra, continuando a pensare che il suo problema siano le persone che mette a capo, e non i discorsi che fa.