Afghanistan: razzi cadono vicino al palazzo presidenziale. Almeno 6 feriti

Dopo il ritiro delle truppe occidentali, l’Afghanistan sta vivendo nuovi attacchi e ricadendo in mano ai talebani. Il racconto di Emergency

Un’immagine del momento della preghiera per la Festa del sacrificio al palazzo presidenziale afgano, quando tre razzi sono caduti nelle vicinanze

Ancora bombe su Kabul, questa mattina almeno tre razzi sono caduti vicino al palazzo del governo dove risiede il presidente afgano Ashraf Ghani e altri leader politici, durante la cerimonia religiosa della Festa del sacrificio. Sul luogo Marco Puntin, country director di Emergency in Afghanistan, ha raccontato cosa è successo: “Dal nostro Centro chirurgico per vittime di guerra abbiamo sentito bene l’impatto dei razzi, dato che ci troviamo a poche centinaia di metri e dopo pochi minuti abbiamo ricevuto i primi sei feriti, i più gravi dei quali sono già in sala operatoria“.

Secondo fonti locali, ricostruisce la nota di Emergency, i razzi sarebbero partiti dal nord della città, dall’area di Parwan-e-Se e hanno colpite le aree di Bagh-e-Ali Mardan e Chaman-e-Hozori, nel distretto uno, e di Manabe Bashar, nel distretto due. “Dal primo maggio – ha detto Puntin – la situazione è in netto deterioramento, i combattimenti si sono intensificati in quasi tutte le province afghanistane, stiamo ricevendo molti più pazienti rispetto al normale“.

Purtroppo, le prospettive di un cessate il fuoco sono al momento scarse, non fa che constatare Emergency. “L’ultimo incontro fra le delegazioni dei talebani e del governo a Doha non ha discusso di una immediata tregua e i nostri tre ospedali stanno ormai lavorando giorno e notte in quanto il numero di pazienti è in aumento in tutto il Paese, soprattutto nella zona di Lashkar-gah, dove la situazione sta deteriorando notevolmente”, ha detto ancora Puntin. “Dopo quasi 30 anni di guerra ininterrotta, l’unico desiderio del popolo afgano è di avere finalmente un po’ di pace ed è terrorizzato dalla prospettiva di ricadere in una nuova guerra civile – ha concluso – Speriamo dunque che i negoziati siano in grado di produrre qualcosa di significativo nelle prossime settimane“.

Emergency è operativa in Afghanistan dal 1999

LEGGI ANCHE: Razzi dal Libano verso Israele: responsabili terroristi palestinesi e non Hezbollah

Ci si interroga ora sul ritiro delle truppe occidentali dal Paese che sta rigettando l’Afghanistan in una situazione di caos in cui i talebani stanno pesantemente riguadagnando terreno nel controllo della nazione. Proprio la scorsa settimana i combattenti talebani hanno circondato la città di Ghazni, sulla strada principale fra le province di Kabul e Kandahar. Secondo il centro di ricerca Afghanistan Analysts network, le forze insorgenti hanno conquistato circa 200 distretti negli ultimi tre mesi, molti dei quali a partire da metà giugno e questo significherebbe che oggi controllano più di metà del Paese. I talebani da parte loro hanno però negato ogni coinvolgimento nell’attacco di questa mattina al palazzo presidenziale.

La recrudescenza dei combattimenti è testimoniata anche dall’aumento del numero di ammissioni al Centro chirurgico per vittime di guerra di Kabul. Stando ai dati forniti da Emergency (operativa in Afghanistan dal 1999) se a gennaio i pazienti con ferite provocate da schegge provenienti da ordigni esplosivi erano stati 51, a giugno sono saliti a 107, mentre i pazienti con ferite da proiettile sono passati da 113 a 138.

LEGGI ANCHE: Haiti, l’ultima telefonata del presidente Moise: “Ho bisogno di aiuto”

Sull’aumento delle violenze Emergency cita l’emblematica la storia di un contadino 38enne proveniente dalle campagne della provincia del Logar, a sud di Kabul. A mezzogiorno del 26 giugno, si legge, mentre rientrava a casa per pranzo, un ordigno esplosivo improvvisato è detonato vicino alla sua macchina e suo fratello maggiore lo ha caricato sulle spalle e portato alla clinica più vicina. Dopo aver ricevuto le prime cure, è stato trasportato all’ospedale di Emergency di Kabul. A causa delle lesioni, la gamba destra ha dovuto essere amputata. “Negli ultimi 20 anni nel mio villaggio non ci sono stati incidenti come questo – ha raccontato l’uomo – mentre nell’ultimo mese sono esplose tre bombe e cinque persone sono morte. Alcuni dei miei amici sono scappati con le loro famiglie, altri hanno deciso di rimanere nel villaggio”.