Incendio Torre Milano, pannelli consegnati prima dell’omologazione

Secondo un rapporto dei vigili del fuoco, messa agli atti nell’indagine, i pannelli «contribuirono a propagazione rogo»

Incendio Torre Milano-Meteoweek.com

Da un rapporto dei vigili del fuoco, messo agli atti dell’inchiesta sull’incendio occorso il 29 agosto scorso al grattacielo di 18 piani a Milano, i pannelli dei rivestimenti a vela della Torre dei Moro, furono consegnati da Alucoil, azienda produttrice spagnola, alla Zambonini, che si prendeva cura della facciate per la Moro Costruzioni, «prima che venisse rilasciata l’omologazione da parte del Ministero dell’Interno» del 2010. La conseguente installazione dei suddetti pannelli, composti da materiale che «contribuì alla propagazione del rogo», fu fatta «in maniera difforme» rispetto a quanto «previsto da Certificato di prova e omologazione».

Il rapporto del 2 novembre 2021 è stato depositato al Riesame. Nell’inchiesta per disastro colposo sono indagati rappresentanti e responsabili delle aziende che hanno costruito il grattacielo e che sono coinvolti nella produzione, lavorazione nonché posa dei pannelli, composti da polietilene e alluminio con elevata infiammabilità. Gli investigatori osservano nel rapporto, che dopo aver esaminato i documenti raccolti è «evidente che i primi tre ordini dei pannelli Larson Pe da parte della società Zambonini» furono «inviati alla società Alucoil» e da quest’ultima «evasi prima che fosse stata rilasciata l’omologazione datata 3 maggio 2010» dalla «Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica» del Ministero dell’Interno. Oltretutto, la quarta consegna, che avvenne in seguito alla suddetta omologazione, «non è stata accompagnata dalla prevista dichiarazione di conformità» inoltrata da decreto ministeriale.

Per quanto concerne l’installazione delle facciate, come si spiega nel rapporto, essa «è avvenuta in maniera difforme» da quanto invece è scritto nel Certificato di prova, ossia di “reazione al fuoco“, che l’Istituto Giordano spa, ha emesso il 3 agosto 2009. E ancora, la Zambonini «ha accettato le quattro forniture dei pannelli» nonostante vi fossero «carenze documentali».

La Moro Costruzioni, da parte sua, «non ha controllato, in relazione alla fornitura e alla posa in opera dei pannelli, le modalità realizzative sia durante l’esecuzione dei lavori che all’atto del collaudo». Non ha neppure controllato le suddette «carenze documentali». Gli investigatori stanno cercando di far luce anche  su presunte irregolarità nell’entrare in possesso delle certificazioni di sicurezza sui pannelli. L’ipotesi, è che quel materiale fu usato per le “vele” al fine di risparmiare.

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Il grattacielo Torre dei Moro, era «caratterizzato da una forma geometrica con evidenti funzioni estetiche che però ha contribuito (fattore forma, comportamento materiali e ventilazione) allo sviluppo dell’incendio», si legge ancora nel rapporto. I vigili del fuoco di Milano, spiegano che un’intercapedine sita tra facciata e struttura del grattacielo, avrebbe causata una sorta di «effetto camino», che ha consentito al fuoco di devastare la Torre in poco tempo.

Gli inquirenti scrivono ancora:«si può concludere con ragionevole probabilità che l’incendio ha avuto origine da cause accidentali, verosimilmente da un mozzicone di sigaretta ancora acceso gettato dall’alto» e precipitato nel balcone di un appartamento al 15esimo piano in cui si trovavano dei sacchi della spazzatura. Non si esclude, tuttavia, come ipotesi molto rara, l’«effetto lente», ossia una bottiglia di vetro che riflette i raggi del sole e brucia un oggetto.

Sempre nel rapporto, si legge che la «sottile parete in lamierino di tamponatura» dei balconi ha ceduto «sotto l’effetto termico» e  «fiamme, fumo e calore hanno sviluppato nel cavedio» incanalando «i fumi caldi esternamente verso l’alto». Le «sporgenze delle due vele hanno generato angoli che hanno favorito l’aumento delle temperature, lo sviluppo verticale del fuoco e l’innesco dei materiali presenti».

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I vigili del fuoco raccontano che nei «pannelli sandwich, il «sottile lamierino interno ed esterno ha permesso al materiale gommoso formante l’isolamento interno di cambiare di stato a causa della temperatura divenendo in forma semiliquida e gocciolando vigorosamente all’interno del cavedio». Tutto ciò ha consentito «in un tempo rapidissimo di generare altri incendi all’interno del condotto a base della Torre».

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Infine, i vigili del fuoco mettono in evidenza le falle nella sicurezza dei sistemi antincendio della Torre dei Moro. Ad esempio, spiegano, l’acqua della riserva idrica, «non aveva di fatto la pressione sufficiente per essere portata ai vari piani dell’edificio dove era in corso l’incendio generalizzato».