La mamma di Daniele Paitoni racconta l’aggressione del marito: “Voleva darmi una lezione”

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La mamma di Daniele Paitoni racconta l’aggressione del marito: “Voleva darmi una lezione”. Silvia Gaggini ricorda quei terribili attimi: “Mi ha raggiunto velocemente e mi ha colpita al volto. Solo dopo ho capito che aveva un coltello”.

Silvia Gaggini - meteoweek.com
Silvia Gaggini racconta la terribile aggressione – meteoweek.com

La tragedia ha avuto luogo il primo gennaio, in un’abitazione in provincia di Varese a Morazzone. Un uomo di 40 anni, Davide Paitoni, ha ucciso il figlioletto di soli 7 anni, e ha cercato di togliere la vita anche alla sua ex moglie. Pregiudicato agli arresti domiciliari, dopo aver ucciso il bimbo con un fendente alla gola, ha nascosto il corpo senza vita del piccolo nell’armadio di casa. Poi è salito in macchina per raggiungere la casa dei genitori della moglie, dove ha tentato di aggredirla a coltellate, forse usando la stessa arma usata per uccidere il figlio. L’ha ferita in maniera non grave e poi è fuggito. Al Corriere della Sera, Silvia Gaggini ha raccontato gli attimi di quella terrible aggressione.

“Mi ha raggiunto velocemente e mi ha colpita al volto”

Raggiunta dai giornalisti, la donna ha raccontato i dettagli della violenta aggressione. “In seguito all’autorizzazione del giudice che concedeva a Davide di poter tenere con sé nostro figlio, i nostri rispettivi avvocati di volta in volta si accordavano circa gli orari in cui il padre poteva tenerlo con sé. Personalmente ho tentato di limitare queste visite perché ritenevo che l’abitazione dov’era ai domiciliari non fosse idonea ad ospitare un bambino per molto tempo, anche perché non poteva uscire e doveva rimanere per lunghi periodi in quello spazio angusto. Tuttavia durante le festività di fine anno ho dovuto sottostare alle decisioni prese dai legali”, ha raccontato Silvia Gaggini, in merito agli accordi sulle visite da parte del padre del piccolo Daniele.

Il primo gennaio, il piccolino era insieme al suo papà, che da lì a poche ore lo avrebbe ucciso e nascosto nell’armadio di casa. Alle 18.23 di quel giorno, la donna manda un messaggio WhatsApp all’uomo: “Gli ho chiesto se andava tutto bene ma non ho ottenuto risposta e non mi sono preoccupata perché pensavo che Daniele stesse riposando. Alle 21.47 ho ricevuto un WhatsApp audio di Davide che mi diceva: ho avuto una bella giornata con Daniele, te lo sto riportando. Ho indossato il giubbotto e sono uscita in strada ad attenderlo. Raggiunta la strada ho visto che era già arrivato e mi aspettava fuori dalla sua macchina con il baule stranamente aperto. Ho chiesto: dov’è Daniele? E lui: è nascosto dall’altra parte della macchina”.

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Ma non era così. Sospettosa, la donna cerca di raggiungere il figlio, ma si tiene a distanza dal marito. Anche per questo, spiega, riesce a salvarsi dalla sua furia omicida. “Mi ha raggiunto velocemente e mi ha colpita al volto. Ho pensato che mi stesse picchiando con le mani. Solo quando mi ha colpita al petto ho realizzato che stava usando un coltello. Ho tentato di fuggire gridando e chiedendo aiuto e mentre ero di spalle sono stata colpita di nuovo. A quel punto sono fuggita e lui è salito in macchina e si è allontanato”, ha raccontato Silvia.

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La donna ha spiegato anche che il marito, prima di colpirla, le avrebbe detto qualcosa – sebbene non ricordi esattamente le sue parole. “Sono certa di aver gridato dicendogli ‘cosa stai facendo?’, e lui mi ha risposto ‘ti ho voluto dare una lezione‘”, ha spiegato Silvia Gaggini. Ma la donna ricorda perfettamente anche l’arma con la quale l’uomo ha cercato di strapparle la vita: “Si trattava di un coltello da cucina per il taglio della carne. Lo ricordo perfettamente perché è uno dei coltelli che utilizzavamo quando vivevamo insieme”, ha infine spiegato la mamma del piccolo Daniele.