Oggi il discorso di insediamento di Mattarella: ecco cosa dirà

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Nella giornata di oggi Sergio Mattarella pronuncerà il suo secondo discorso di insediamento. Ecco cosa dirà.

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MeteoWeek.com (Photo by Claudio Villa/Getty Images for Lega Serie A)

Alle ore 15:30 il presidente uscente e neopresidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, entrerà nell’aula della Camera per effettuare il giuramento sulla Costituzione. Mattarella è il tredicesimo presidente salito al Colle, e il secondo presidente – dopo Napolitano – ad aver ricoperto due mandati. La cerimonia si aprirà con l’accoglienza dei due titolari di Montecitorio e Palazzo Madama (rispettivamente Roberto Fico ed Elisabetta Alberti Casellati) all’ingresso della Camera. Mattarella sosterà brevemente nella sala del governo, per poi essere accompagnato in Aula, dove ad accoglierlo ci saranno i grandi elettori. Ad assistere alla cerimonia in Aula potranno essere tutti e 1009 i grandi elettori, ma la parola sarà data esclusivamente al presidente della Repubblica, che pronuncerà le parole dell’articolo 91 della Cosituzione: “Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservarne lealmente la Costituzione“.

Poi scatteranno i 21 colpi di cannone. In questa occasione Mattarella pronuncerà il suo attesissimo discorso di insediamento, inquadrando il proprio mandato all’interno di una cornice più precisa. Sale, a questo punto, la curiosità su quanto Mattarella abbia intenzione di affermare durante il suo discorso di insediamento, e le prime indiscrezioni eliminano già qualche ipotesi. Stando a quanto riportato da Ansa e Corriere, il discorso del presidente eviterà ogni sorta di “j’accuse” nei confronti dei grandi elettori, discostandosi dal tipo di discorso tenuto dal predecessore con doppio mandato, Sergio Napolitano, al momento del suo secondo insediamento.

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Il richiamo alla partecipazione e alla responsabilità

Mattarella, insomma, non punterà sui rimproveri, ma sulla persuasione. Ringrazierà i parlamentari per la fiducia riposta in lui, senza lasciare spazio a recriminazioni di vario tipo (nonostante lo stesso Mattarella abbia fatto intendere a più riprese di non voler un secondo mandato, anche e soprattutto per questioni di tenuta democratica). Nulla di tutto questo. Piuttosto, il presidente coglierà l’occasione per portare avanti una riflessione sul legame tra democrazia e parlamentarismo, ma lo farà alzando lo sguardo, evitando di elencare con precisione e determinazione le riforme che – a suo giudizio – andrebbero adottate. Anche in questo si misura la distanza con il secondo mandato di Giorgio Napolitano. Ma i parlamentari saranno chiamati ad altre forme di responsabilità, e i cittadini a una viva e collaborativa partecipazione. D’altronde, Mattarella non dimentica le emergenze degli ultimi mesi – diciamo pure degli ultimi anni – a cui si aggiungono nuove sfide. Il presidente toccherà vari temi, tra cui l’uscita dalla pandemia e la ripartenza economica del Paese attraverso la messa a terra del Pnrr. L’Italia dovrà essere all’altezza di un periodo storico che richiede più Europa, cavalcando l’onda di una nuova visione di Unione Europea lontana dall’Austerity degli anni passati.

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Le nuove sfide

Ma l’Italia non potrà accontentarsi di restare in Europa per l’attuazione del semplice Recovery Fund. All’orizzonte ci sono altri pericoli da affrontare a livello europeo e internazionale, primo tra tutti le tensioni al confine con l’Ucraina, e il pericoloso deragliare di un conflitto che potrebbe passare dai tavoli politici alle armi. Al momento il tema sembra apparire un elefante nella stanza tra i banchi della politica italiana, il presidente ne è consapevole e, con ogni probabilità, saldare l’Italia all’Ue significa anche questo: portare dossier e dibattiti su larga scala, spesso di portata europea, all’interno dell’attenzione italiana, perché ciò che accade in Europa è anche ciò che accade nel Bel Paese. I due destini non possono sciogliersi. E ricordarlo, ogni tanto, non fa mai male.