Coronavirus, direttore Aifa: “dati buoni, ma a casa almeno 2-3 settimane”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:31

Intervistato da Radio Capital, Nicola Magrini, direttore dell’Aifa, ha spiegato che nonostante i dati iniziano ad essere positivi, bisognerà restare in casa per almeno altre due, tre settimane. 

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(Photo by JACK GUEZ/AFP via Getty Images)

Nicola Magrini, direttore generale dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha concesso un’intervista a Radio Capital. Interrogato sull’emergenza che stiamo vivendo, Magrini ha spiegato che non siamo ancora fuori dalla crisi e che bisognerà restare a casa ancora per 2-3 settimane almeno”. Ha poi però sottolineato come gli ultimi dati a disposizione siano comunque positivi, in quanto indicano una decrescita dei decessi. Un segnale molto importante secondo il direttore dell’Aifa, ma proprio per questo “non si deve mollare”. In ogni caso secondo Magrini, “ il cambio di direzione è evidente”. Ha infatti spiegato che il numero dei nuovi casi è in diminuzione da quattro giorni, in linea con le previsioni fatte dagli esperti. E questo secondo Magrini “vuol dire che le misure di contenimento messe in atto sono state di fondamentale importanza”. Interrogato poi sulla reale pericolosità del coronavirus, il direttore dell’Aifa ha spiegato che nonostante sia vero che è un virus più pericolo di una normale influenza, questo non è nemmeno il virus del terrore che si descrive in alcune trasmissioni. Più gravi sono state Mers e Sars”.

Aifa: via libera alla sperimentazione dell’Avigan, si attende adesso l’approvazione dello Spallanzani

Intanto in questi giorno, l’Aifa ha concesso il via libera per sperimentare in Italia il Favipiravir, conosciuto anche come Avigan. A questo punto la procedura prevede che venga messo a punto un protocollo con tutte le indicazioni necessarie. Dopodiché ci dovrà essere l’approvazione del comitato tecnico scientifico dello Spallanzani.

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(Photo by Emanuele Cremaschi/Getty Images)

Se questo darà anch’esso il via libera, si potrà dunque iniziare a sperimentarlo sui pazienti positivi al Covid-19. Il professore Castelli, direttore dell’Unità di Malattia Infettive degli Spedali Civili di Brescia ha però messo in guardia dal riporre aspettative troppo ottimistiche sulla sperimentazione. A suo parere infatti i test compiuti in Giappone sui pazienti affetti dal coronavirus sono stati troppo frammentati, e alla fine dei conti, non hanno per il momento fornito alcune evidenza scientifica di carattere conclusivo.

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Castelli ha però poi precisato che è anche vero, che una sperimentazione del favipiravir condotta su un gruppo di pazienti, ha portati a questi dei significativi miglioramenti sulla loro salute, rispetto ad altri tipi di trattamenti.