#iorestoacasa con MeteoWeek | cinque horror italiani da rivedere

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:23

Nonostante oggi il genere horror continui ad essere particolarmente apprezzato dal pubblico italiano, che generalmente premia i film di genere che arrivano in sala, l’industria cinematografica del nostro Paese ha smesso da tempo di produrne in grande quantità. Ma non è sempre stato così. Scopriamo insieme cinque horror italiani da vedere assolutamente.

Con la definizione di “horror italiano” non si identificano solo i film horror prodotti in Italia, ma ci si riferisce ad un genere a sé. Il cinema italiano ha infatti preso quello che si faceva all’estero e lo ha fatto suo, con risultati a volte straordinari. Ecco cinque film horror italiani da recuperare (o rivedere).

…e tu vivrai nel terrore! L’aldilà 

Secondo episodio della cosiddetta trilogia della morte realizzata da Lucio Fulci tra il 1980 e il 1981 (che si conclude con il film Quella villa accanto al cimitero, altro titolo imperdibile), è uno degli horror che ha folgorato Quentin Tarantino, che nel suo trentesimo anniversario ha deciso di riportarlo in sala in America. La trama ha fatto scuola: una newyorkese ristruttura un hotel che si trova esattamente sopra una delle sette porte per l’inferno. Ma poco dell’interesse del film sta nella trama, nei personaggi o nell’intreccio, piuttosto nelle sue numerose invenzioni visive, idee e suggestioni.

Cannibal Holocaust 

Il film di Deodato, censurato in più di 30 paesi e ad oggi una delle opere cinematografiche più condannate di sempre, è stato uno dei primi a sfruttare la tecnica del “falso documentario”, ovvero l’utilizzo di alcune scene filmate attraverso una videocamera amatoriale che segue i protagonisti nel loro viaggio. Di fatto l’Italia inventa il found footage con questo film ambientato in una foresta di cannibali tra efferatezze e violenze sadiche. Il film è un potente atto di accusa verso i mass media e la manipolazione dell’informazione.

La maschera del demonio 

Mario Bava è stato il padre di tutti. Tantissimi sono i registi che devono tutto a lui (Tim Burton) e tante anche le saghe che non sarebbero forse nate senza il suo cinema (Venerdì 13). Nel suo esordio da regista, dopo anni da direttore della fotografia, Bava crea un gotico barocco personalissimo, in cui l’orrore è frutto di effetti speciali dal vivo che mai si erano usati prima e realizzati da lui in prima persona. Scopre Barbara Steele e crea un filone cinematografico che prima non esisteva.

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Incubo sulla città contaminata

Un altro film italiano a cui si deve una grande invenzione poi ripresa da tutti: gli zombie che corrono. È il film che riporta Umberto Lenzi all’horror, dopo il cannibal movie Il paese del sesso selvaggio del 1972. Il regista rinnova un genere che stava rischiando di implodere per saturazione e inventa questa nuova figura a metà tra uno zombie e una persona malata, smontando la caratteristica principale dei morti viventi, cioè il loro muoversi lenti.

La casa dalle finestre che ridono 

Pupi Avati è il padre di un genere particolarissimo che è quello dell’horror padano. Pur riprendendo strutture già utilizzate da altri suoi colleghi romani (Argento in primis), Avati sceglie di ambientare le sue storie in luoghi mai frequentati dagli altri registi, trovando nella valle del Po non solo una location perfetta, ma un grandissimo bagaglio di folklore dal quale pescare.