Stabilità di governo, Pd prova a mediare: ma è solo Renzi a volere la crisi?

Il Pd sta cercando una mediazione nello scontro tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader di Italia viva Matteo Renzi.

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Giuseppe Conte, presidente del Consiglio. Credit: Giuseppe Conte Facebook

Il Partito democratico prova l’ultimo, disperato, tentativo di mediazione tra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il leader di Italia viva Matteo Renzi. La crisi di governo è all’atto finale: o si apre formalmente, o si supera e si va avanti sulla gestione della pandemia e la ripresa dell’Italia. Non ci sono alternative. Per questo i democratici hanno intenzione di far riconciliare la maggioranza, per evitare il voto anticipato o l’ingresso nell’esecutivo dei cosiddetti “responsabili” forzisti.

L’ultimo atto della crisi

Siamo all’ultimo atto della crisi aperta dal senatore di Rignano e per scongiurarla in modo definitivo i dirigenti del Pd hanno deciso – finalmente – di prendere una posizione più chiara. Nello specifico il segretario Nicola Zingaretti, che ha contattato il premier Conte. I dem si schierano per la difesa del governo giallorosso, per il mantenimento di questa maggioranza di centrosinistra, ma per realizzare il proprio intento devono “convincere” anche il numero uno di Palazzo Chigi. Nel frattempo il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha aperto per l’ennesima volta il documento del Recovery Plan, nel tentativo di venire incontro alle nuove richieste della ministra renziana Teresa Bellanova.

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Quanto tempo resta per riconciliare le forze di maggioranza?

Sembra che i democratici abbiano trovato un modo per rimediare altre 36 ore di discussione per arrivare a un accordo. Se infatti le ministre renziane Teresa Bellanova ed Elena Bonetti, e il sottosegretario agli Esteri Ivan Scalfarotto, dovessero dimettersi oggi alle 17:30 – come annunciato dal leader di Iv – il governo dovrebbe restare lo stesso in carica per approvare la richiesta nel Consiglio dei ministri previsto per giovedì 14 gennaio o al massimo venerdì 15. Nel frattempo tuttavia Conte prosegue la sua forsennata ricerca di “responsabili” che lo possano sostenere in assenza della delegazione di Italia viva, cosa che potrebbe contribuire a rendere ancora più profonda la frattura.

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Le parole di Zingaretti

Per ufficializzare la posizione dei dem, Zingaretti ha pubblicato un lungo post su Facebook in cui ha ribadito l’importanza di proseguire il mandato di governo con una maggioranza unita. Per superare insieme un periodo durissimo per tutta l’Italia. “Non c’è altro tempo da perdere. Si faccia di tutto per riprendere il dialogo, il confronto nella maggioranza per trovare una soluzione alla crisi e affrontare con responsabilità i prossimi decisivi passaggi come lo scostamento di bilancio e i ristori economici alle imprese”, ha scritto il segretario del Pd.

E ha concluso: “L’Italia non può perdere questa occasione, lo dobbiamo soprattutto alle nuove generazioni. Si lavori come abbiamo insieme deciso al patto di legislatura in tempi certi e brevi con buon senso e facendo prevalere il bene comune e la buona politica si può fare”.

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Nicola Zingaretti, segretario del Partito democratico. Credit: Nicola Zingaretti Facebook

Chi altro potrebbe volere la crisi di governo?

A parte il premier Conte, che potrebbe aver mal digerito le ingerenze di Renzi nel governo che guida, si è palesata una nuova voce che fornisce un’interpretazione diversa della crisi. È quella di Beppe Grillo, che ha rilanciato su Facebook una lettera del deputato pentastellato Giorgio Trizzino: “Ora patto fra tutti i partiti per il bene dell’Italia”. Un governo di unità nazionale. E ha precisando subito dopo: “Chiaramente con Conte”.

È scritto in un estratto della lettera diffusa sui social media: “Non può esistere in questo momento una distinzione tra maggioranza ed opposizione perché tutti i rappresentanti del popolo devono contribuire uniti a sostenere, in uno dei momenti più bui della sua storia, il Paese. Nessuno cerchi scusi o pretesti per sottrarsi a questa grande responsabilità o ancor peggio faccia in questo momento biechi calcoli elettorali sul proprio futuro. Bisogna parlare un linguaggio concreto e di speranza agli Italiani perché sono i parlamentari a rappresentarli nei momenti propizi ma anche in quelli più difficili, come quello attuale”.