Dubbi nella maggioranza sulle armi a Kiev: ma non arriveranno al voto di fiducia

Tra i partiti della maggioranza di governo affiorano dubbi e distinguo sull’invio di armi all’Ucraina. Soprattutto nel centrodestra ma anche tra i 5s.

Ma i mal di pancia e i malumori interni non sembrano mettere a rischio la tenuta del governo Draghi.

Le forniture di armi a Kiev sono in linea con quanto deliberato dal Parlamento italiano. Così, con un breve comunicato, il Comitato per la Sicurezza della Repubblica ribadisce che la linea dell’esecutivo corrisponde a quella delle Camere. Nessuna forzatura, quindi, come paventano quelle forze politiche che chiedono al premier di venire a riferire in Parlamento e di poter votare sulle nuove forniture di armamenti.

Una eventualità alla quale neanche il PD si opporrebbe: “Non abbiamo mai paura del voto, la discussione è sana”, dirà oggi il segretario Enrico Letta alla direzione nazionale del partito. La possibilità di una nuova votazione, però, sembra essersi allontanata dopo il confronto tra Mario Draghi e Matteo Salvini.

Il leader leghista, assieme al M5S, era alla testa del fronte trasversale di chi chiedeva un voto delle Camere, ma all’uscita da Palazzo Chigi Salvini spiega che mandare aiuti militari inizialmente era giusto, ora sono convinto che allontani la pace“. Malgrado ciò, il segretario della Lega spiega che una nuova votazione non è prevista:Non mi sembra siano previsti voti“.

Ma i dubbi nella coalizione di centrodestra sembrano tutt’altro che fugati. Lo mostrano anche le parole di Silvio Berlusconi: “Adesso, dopo le armi leggere, mandiamo cannoni e armi pesanti. Siamo in guerra anche noi”, ha detto il Cavaliere, non senza una nota di amarezza, nel corso di una iniziativa di Forza Italia.

Ma la paura delle elezioni anticipate frena i malumori interni

Il segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni – Meteoweek

C’è però la paura che un voto in Aula – è il timore che serpeggia tra leader dei diversi partiti della maggioranza di governo – possa mettere a rischio la tenuta del governo Draghi. Si rischia infatti di aprire una crisi. A chiedere il voto in Parlamento, quindi, rimane almeno per ora Giuseppe Conte. Ma anche i parlamentari 5S temono – e non poco – il voto anticipato. Molti tra loro credono poco alla propria rielezione, dopo il taglio dei parlamentari che partirà con la prossima legislatura.

Ma a prescindere dalle posizioni dei vertici dei partiti, in Parlamento non mancano le voci critiche verso la linea governativa. Anche a sinistra ci sono voci discordanti. Come quella del segretario di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Non basta l’informativa di Draghi giovedì, serve un nuovo voto del Parlamento anche perché lo scenario è cambiato, e di molto”, afferma Fratoianni che affronta anche un’altra questione calda: l’allargamento della Nato a Finlandia e Svezia.

“Allargare la Nato – dice – vuol dire aumentare il livello di scontro internazionale: per questo il governo italiano non dovrebbe sostenere questa posizione”, è il pensiero di Fratoianni. Inutile dire che la linea dell’esecutivo è opposta: accogliere a braccia aperte Finlandia e Svezia nella Nato.

La questione dell’allargamento della Nato secondo Di Maio e Letta

“La collega svedese Ann Linde mi ha appena comunicato che il suo Paese ha depositato la richiesta di adesione alla Nato. Mi sono congratulato e ho assicurato il supporto dell’Italia. Avanti sempre più uniti”, afferma il ministro degli Esteri. Di tutt’altro avvisto il presidente turco, Recep Erdogan che ha parlato apertamente di “posizioni ambigue” dei due paesi. Chiaro il riferimento a quelli che, per i turchi, sono terroristi, vale a dire i curdi del Pkk e i siriani di Ypg.

Davanti alla presa di posizione di Ankara, Luigi Di Maio butta acqua sul fuoco: “Ho ascoltato, nei due giorni a Berlino, nella riunione informale dei ministri degli Esteri della Nato, parole da parte della Turchia molto ragionevoli, aperte al dialogo e a trovare una soluzione. Quindi io non credo assolutamente che la Turchia fermerà l’ingresso di Svezia e Finlandia nella Nato”.

Anche Letta “sposa” la linea di Di Mario e esorta a portarla avanti con fermezza. Questo perché, spiega Letta, “siamo a un bivio drammatico della storia contemporanea: dilemmi su vita e morte, libertà e oppressione, democrazia e autoritarismo”. Dal Partito democratico, quindi, arriva il sostegno massimo alla linea Draghi-Guerini-Di Maio. Legittimo l’esercizio del dubbio”, dirà Letta alla direzione di martedì, “ma il Pd ha una classe dirigente adulta che ha saputo stringersi intorno alla posizione più giusta anche se a rischio impopolarità”.