Valerio Mastandrea, i 10 migliori ruoli dell’attore romano

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:03

Nato a Roma il 14 febbraio 1972, Valerio Mastandrea è ciò che potrebbe tranquillamente essere definito una delle bandiere del cinema italiano. Vediamo insieme i ruoli che hanno consacrato la sua carriera.

Emerso grazie alle sue apparizioni al Maurizio Costanzo Show, il debutto sul grande schermo risale all’età di soli 22 anni con Ladri di cinema, diretto da Piero Natoli, ma il trampolino di lancio arriva nel 1996 con alcuni titoli come Palermo Milano – Solo Andata e Cresceranno i carciofi a Mimongo, che lo impongono all’attenzione del grande pubblico. Pubblico che arriva a conquistare anche dal palcoscenico del Sistina, con la sua indimenticabile interpretazione di Rugantino, nell’omonima piece teatrale, al fianco di Sabrina Ferilli e Maurizio Mattioli, per la regia di Pietro Garinei, registrando ogni sera il tutto esaurito tra il ’98 ed il ’99.

I migliori ruoli di Valerio Mastandrea, un artista a tutto tondo

Lanciatissimo tra cinema, televisione e teatro – per non farsi mancare nulla si è dilettato anche con la poesia (L’antiromanismo spiegato a mio figlio), con un paio di audiolibri a cui ha prestato la voce e oggi è nell’organico della Scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volonté – Mastandrea è stato più volte candidato a prestigiosi premi nazionali, vincendo due David di Donatello come Miglior Attore Protagonista (La prima cosa bella e Gli equilibristi) e due come Miglior Non Protagonista (Viva la libertà e Fiore). Ed è soprattutto grazie al suo instancabile impegno che ha potuto vedere la luce il terzo e ultimo lavoro di Claudio Caligari, Non essere cattivo, presentato alla 72esima Mostra del Cinema di Venezia.

Per quanto riguarda la vita privata, sebbene non sia tipo da tabloid e gossip, annovera tra le sue relazioni quella con la collega Paola Cortellesi (con cui dirige dal 2008 il piccolo teatro di periferia Il Quarticciolo), con l’autrice televisiva Valentina Avenia (con la quale è convolato a nozze ed ha avuto un figlio) e, più di recente, con la giovane Chiara Martegiani (protagonista del suo primo film da regista, Ride). Tra gli attori più poliedrici e interessanti della sua generazione, di molti dei quali è grande amico – vedi Marco Giallini e Giuseppe Battiston – riservato, umile e alla mano, dotato di una sensibilità particolare ed un senso dell’umorismo estremamente sviluppato, ha al suo attivo una carriera da far impallidire chiunque.

In attesa di ammirare l’ultima performance in Figli, vediamo di scoprire insieme quali sono state le sue migliori.

Tutti giù per terra (1997)

Tratto dall’omonimo romanzo di Giuseppe Culicchia, Tutti giù per terra di Davide Ferrario è la storia di Walter, un trentenne privo di stimoli e senza un lavoro, che si ritrova ad adempiere al servizio civile, in una Torino fumosa e variegata.
Inizialmente pensato per Samuele Bersani, il ruolo di Walter prende le fattezze di Valerio Mastandrea, che lo incarna in tutto e per tutto, donandogli una concretezza ed una malinconia dello sguardo che dice moltissimo della situazione di precarietà in cui si trovano a vivere i giovani di quei (e questi) tempi.

L’odore della notte (1998)

Secondo titolo di un’ideale trilogia diretta da Claudio Caligari ed ispirato a Le notti di Arancia meccanica di Dido Sacchettoni, L’odore della notte si svolge tra il 1979 ed il 1983 nella Roma delle borgate dove si muovono Remo (Valerio Mastandrea), Maurizio (Marco Giallini) ed il resto di una banda di “robin hood” dai metodi piuttosto spiccioli e violenti.

La critica alla società e al sistema che la governa è più che esplicito, non fosse altro che per il personaggio di Remo, caratterizzato da una dualità disarmante: poliziotto di giorno e criminale di notte, Mastandrea (nominato ai Nastri d’Argento come Miglior Attore) è leader e protagonista quasi indiscusso della pellicola, permeata di un’appassionata romanità. Il film è stato uno dei due film italiani presentati fuori concorso alla 46esima Mostra del Cinema di Venezia.

Non pensarci (2007)

Diretto da Gianni Zanasi ed ispiratore dell’omonima serie tv (con lo stesso cast), Non pensarci è la storia dei tre fratelli Nardini (interpretati da Valerio Mastandrea, Anita Caprioli e Giuseppe Battiston), alle prese con l’azienda di famiglia e con le responsabilità che essa comporta, sullo sfondo di una Rimini di provincia vitale e piena di sorprese.

Al centro della vicenda c’è ovviamente la famiglia, della quale viene esibito un ritratto genuino e realistico; Mastandrea (Ciak d’Oro come Miglior Attore Protagonista), nei panni del secondogenito Stefano, diventa una sorta di cartina tornasole a seconda di ciò che gli capita intorno ed è memorabile nella parte di questo musicista da strapazzo diviso tra un sogno di gioventù e le incombenze della vita da adulto. Il film è stato presentato alla 64esima Mostra del Cinema di Venezia, dove si è aggiudicato il Premio Pasinetti.

Un giorno perfetto (2008)

Tratto dall’omonimo romanzo di Melania Gaia Mazzucco e presentato in concorso alla 65esima Mostra del Cinema di Venezia, Un giorno perfetto è un lungo flashback che mostra le ventiquattro ore antecedenti ad un tragico evento. Valerio Mastandrea ed Isabella Ferrari sono Antonio ed Emma, la coppia protagonista della pellicola diretta da Ferzan Ozpetek.

Forse per la prima volta assoldato in un’opera di simile portata ed intensità, l’attore incarna in maniera semplice eppure viscerale questo uomo comune, passionale, sofferente ma incapace di chiedere aiuto. Per il ruolo si era inizialmente pensato a Fiorello, la cui voce si sente dalla televisione in casa di Antonio in cui è trasmesso La marcia dei pinguini.

Romanzo di una strage (2012)

Liberamente tratto da Il segreto di Piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, Romanzo di una strage ripercorre le tappe dell’attentato presso la Banca Nazionale dell’Agricoltura a Milano nel 1969, considerato da alcuni l’inizio degli anni di piombo. Marco Tullio Giordana, insieme al suo inseparabile team composto da Sandro Petraglia e Stefano Rulli, realizza un’opera potente e di grande valore, non solo artistico, ricevendo numerosi premi – tre David di Donatello, per i migliori attori non protagonisti (Pierfrancesco Favino e Michela Cescon) e per gli effetti speciali visivi – e applausi.

Valerio Mastandrea interpreta il commissario Luigi Calabresi, accusato da alcuni di essere responsabile della morte di Giuseppe Pinelli ed incaricato di svolgere le indagini sulla strage di Piazza Fontana.

Gli equilibristi (2012)

Diretto da Ivano De Matteo e presentato alla 69esima Mostra del Cinema, Gli equilibristi è la storia di Giulio (Valerio Mastandrea), impiegato comunale che si barcamena come può dopo il tradimento della moglie ed il conseguente obbligo di versarle gli alimenti.
Incredibilmente attuale ed ancorato ad una realtà fatta di sottostrati complessi seppur comuni, dove la dignità è messa di continuo a rischio e, con essa, l’umanità stessa.

Attraverso lo sguardo del protagonista, che va via via incupendosi nel corso della narrazione, si viene così a contatto con quelle che spesso sono le difficoltà di tutti i giorni in una società come quella italiana e con le tragiche conseguenze a cui possono condurre.
David di Donatello e Premio Pasinetti per il Miglior Attore Protagonista.

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Perfetti sconosciuti (2016)

Esportato in buona parte del mondo, accolto da critiche entusiastiche e da applausi a scena aperta, Perfetti sconosciuti di Paolo Genovese mette insieme un parterre attoriale di altissimo livello, nel quale si ritrovano amici di lunga data quali Valerio Mastandrea, Marco Giallini, Giuseppe Battiston.

Non a caso a fare la forza del progetto sono anche l’indiscutibile bravura, l’affiatamento e la sintonia tra i membri del cast (Nastro d’Argento Speciale), le cui performance appaiono supportate ed esaltate da una sceneggiatura (premiata con il David di Donatello e al Tribeca Film Festival) sopraffina, che fotografa in maniera precisa e molto poco buonista l’attuale società. Cinico ed ironico, Mastandrea è Lele, sposato da anni ma con dei segreti alle spalle, che porteranno tutti inevitabilmente a fare i conti con la realtà dei fatti.

The Place (2017)

Adattamento cinematografico della serie tv statunitense The Booth at the End, presentato alla 12esima Festa del Cinema di Roma, The Place porta ancora una volta Paolo Genovese e Valerio Mastandrea a lavorare insieme. Il regista affida al suo attore un ruolo complesso, delicato, che si muove su un labile confine tra il rischio di risultare ridicolo e quello di non arrivare invece al punto, ma Mastandrea è bravissimo a trovare un equilibrio a dir poco sorprendente: sorta di Mefistofele dei giorni nostri, il protagonista senza nome ascolta, consiglia e dà compiti da svolgere senza giudizi o particolari scrupoli, apparentemente estraneo alle questioni umane legate alla moralità e alla più semplice coscienza.

Tito e gli alieni (2017)

Il Professore (Valerio Mastandrea) vive e lavora nel Nevada, vicino all’Area 51, quando un giorno la sua routine viene spezzata dall’arrivo dei nipoti, Anita e Tito, affidatigli dal fratello in punto di morte. Presentato al 35esimo Torino Film Fest e diretto da Paola Randi, Tito e gli alieni è una vera e propria favola, vestita di tinte fantascientifiche, delle quali si serve per raccontare ed affrontare temi importanti, nonché delicati, quali il lutto, la perdita di sé e di ciò in cui si crede, i legami che si creano in situazioni eccezionali, la solitudine e la speranza.

Giunto ad un punto della sua carriera in cui sono tanti i personaggi ai quali ha dato vita, in maniera piò o meno arricchente, Mastandrea torna ad emozionare, semplicemente ed intimamente, grazie a quell’umanità e quella sensibilità che gli sono innate.
La prova gli è valsa il Premio Gabriele Ferzetti al Bif&st.

La linea verticale (2018)

Basata sull’omonimo libro di Mattia Torre, grande e compianto amico di Mastandrea, con cui ha collaborato in svariate occasioni, La linea verticale è una serie tv di otto episodi che narra le vicende (in parte autobiografiche) di Luigi, alter-ego dello scrittore, alle prese con un delicato intervento chirurgico e con una lunga degenza in ospedale. Il progetto mette in scena uno spaccato pieno di riconoscenza e di positività, attraversato da momenti di critica e da un’ironia arguta, degne di uno dei nostri migliori autori, prematuramente scomparso all’età di soli 47 anni.

Lasciando da parte ogni tipo di costruzione interpretativa, Valerio Mastandrea presta l’anima, prima che il corpo, al suo protagonista, facendo sì che siano le espressioni, i gesti od il semplice spostarsi di uno sguardo ad esprimere tutto ciò che lo attraversa.

Basette (2006)

Nota personale a parte la merita l’originale e memorabile Basette, cortometraggio diretto da Gabriele Mainetti, che affida a Valerio Mastandrea il ruolo di Antonio, ladro romano doc con la passione per Lupin, del quale prende ad un tratto le sembianze, affiancato dagli inseparabili amici Jigen (Marco Giallini) e Goemon (Daniele Liotti).

Al di là dell’indiscusso genio in fieri del cineasta che ha dato la luce a quel capolavoro di Lo chiamavano Jeeg Robot, si apprezza la performance di Mastandrea, perfetto nel fisico e nel mood nell’interpretare uno dei ladri più famosi e simpatici di sempre.

 

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