Cinque film in piano sequenza da vedere prima di 1917

ULTIMO AGGIORNAMENTO 16:02

È al cinema 1917, il nuovo film di Sam Mendes che catapulta lo spettatore tra le trincee della Prima Guerra Mondiale attraverso un (finto) piano sequenza che non lascia mai i personaggi. Chi altro aveva sperimentato questa tecnica in passato?

I film che hanno fatto largo uso del piano sequenza (solo in alcune scene, come I Figli degli Uomini, o per tutta la loro durata), sono più di quanto si possa immaginare. Eccone cinque che hanno saputo sfruttare questa tecnica di ripresa nella maniera migliore.

Arca Russa

Quella di Aleksandr Sokurov fu una intuizione geniale: raccontare la storia della Russia attraverso le stanze, le opere e le statute del museo Hermitage di San Pietroburgo. Un vero e proprio viaggio nel tempo e nello spazio condotto con un piano sequenza non solo formalmente impeccabile, ma anche funzionale alla messa in scena. Sokurov ha quindi utilizzato questo stratagemma tecnico molto ardito per parlare del suo Paese e di come questo sia cambiato negli anni. Grazie all’abilità del regista, alcune rappresentazioni fittizie di avvenimenti passati (in luoghi estranei alle vicende) hanno la qualità delle migliori ricostruzioni storiche al cinema. Ci sono voluti mesi di prove e cinque tentativi per portare a casa il risultato.

Victoria

Uno dei più recenti, ma forse anche uno dei migliori utilizzi del piano sequenza (vero, senza giunzioni digitali) al cinema. La storia di una ragazza che, uscita da una discoteca verso le 4 del mattino, conosce dei ragazzi e con questi si incammina verso casa. Il film è ambientato a Berlino, ma nessuno di loro è di lì e quindi non conoscono bene la città. Si ritrovano in una situazione pericolosa e complicata e ne finiscono inghiottiti. Un vortice di avvenimenti e di conseguenze burrascose messo su schermo attraverso la regia dal fiato corto di Sebastian Schipper. Il piano sequenza in questo caso è indispensabile per comunicare l’elettricità degli avvenimenti e il senso di imprevedibilità. Il virtuosismo al servizio della narrazione e mai il contrario.

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Utøya 22 Juli

Film del 2018 diretto da Erik Poppe, Utøya 22 Juli mette in scena il massacro avvenuto sull’isola norvegese di Utøya nel 2011. L’idea alla base è fortissima: riprendere tutto dalla prospettiva di un personaggio inventato, che però si muove tra personaggi “reali”, che comunicano fra di loro e muovono la narrazione. Il film è stato realizzato in stretta collaborazione con diversi sopravvissuti ed utilizza il piano sequenza per trasmettere il senso di imminente pericolo che incombeva sui malcapitati rimasti bloccati per ore su quell’isola con un pazzo assassino. Molto meno interessato ai risolviti psicologici come invece il film Netflix di Paul Greengrass sulla stessa vicenda, quello di Poppe è un lavoro votato all’azione.

Nodo alla Gola

Quello di Alfred Hitchcock è stato uno dei primi esperimenti cinematografici sul piano sequenza, reso particolarmente complesso dall’utilizzo della pellicola e quindi dalla necessità di dover cambiare il rullo quando questa finiva. I personaggi passano davanti alla macchina da presa coprendo l’obiettivo e mandando a nero. Una dissolvenza creata dagli attori che serviva per bloccare le riprese e cambiare la pellicola, prima di ricominciare dal medesimo punto in cui ci si era fermati. Grazie all’utilizzo di uno sfondo finto vennero simulati i diversi momenti della giornata che scorreva.

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Birdman

In questo caso il piano sequenza detta il ritmo della narrazione. Le transizioni da una inquadratura all’altra sono perfette (funzionali al regista, ma bellissime da vedere) e il movimento della macchina da presa attorno ai personaggi scandisce l’incedere di un viaggio rocambolesco che ha come protagonista un attore finito che cerca di rimettersi in carreggiata con le ultime forze a sua disposizione. A distanza di qualche anno, è già uno dei film più emulati e citati.

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