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L’Uomo Invisibile | il thriller con Elisabeth Moss è tra i migliori degli ultimi anni

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:19
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Anche L’Uomo Invisibile, adattamento moderno dell’omonimo romanzo di H. G. Wells, salta l’uscita in sala a causa dell’emergenza Coroanvirus e arriva direttamente sulle piattaforme digitali. Ecco perché non perdere il film diretto da Leigh Whannell, uno dei thriller più riusciti degli ultimi anni, capace di coniugare grande intrattenimento e forte valore culturale.

La nuova versione de L’Uomo invisibile diretta da Leigh Whannell, adattamento moderno dell’omonimo romanzo di H. G. Wells e reboot del celebre film Universal del 1933, è disponibile finalmente anche in Italia, direttamente in digitale (l’uscita in sala è saltata a causa dell’emergenza Coronavirus). Ecco perché non perderselo.

L’Uomo Invisibile | perché non perderselo

Fin dal trailer era chiara una cosa: il nuovo film de L’Uomo Invisibile è un film sullo stalking. L’idea geniale di Leigh Whannell, ovvero ribaltare la prospettiva del racconto originale e raccontare la storia dal punto di vista della vittima, è stata fortemente sostenuta dalla Blumhouse, la casa di produzione specializzata in horror che negli ultimi dieci anni ha cambiato il modo in cui si finanziano e si realizzano i film di paura nel mondo. Ci aveva provato anni fa Paul Verhoeven con il bistrattato L’uomo senza ombra (con Kevin Bacon che diventava invisibile) a riflettere sulla “invisibilità” come alibi per poter sfogare i propri istinti peggiori. Già in quel film, infatti, la possibilità di non essere visti spingeva il personaggio verso la violenza. Ma stavolta il cambio di rotta di Whannell è ancora più clamoroso, mettendosi nei panni di una donna che fugge da una relazione tossica.

Un thriller femminista

Non sorprende ovviamente la presenza di Elisabeth Moss in un progetto che, ancora una volta, dopo il debutto in Mad Men ed il successo mondiale con la serie tv The Handmaid’s Tale, la mette al centro di una storia di tormento e violenza dai fortissimi connotati femministi. L’impegno in questo caso è doppio, dal momento che l’attrice deve recitare per sé e per l’uomo invisibile. In alcune delle scene cruciali del film, infatti, è completamente sola e tutta la tensione si regge sui suoi movimento, sul suo sguardo, unici strumenti per suggerire allo spettatore cosa stia facendo la persona che nessuno può vedere. La difficoltà sta nel fare questo senza però smettere di caratterizzare un personaggio costantemente spaventato e pieno di dubbi sulla propria salute mentale. Quando la protagonista comincia a prendere consapevolezza di essere dalla parte della regione, diventerà sempre più determinata e, anche lei, violenta. Come già avveniva in Unsane di Soderbergh, anche qui il film sembra inizialmente mantiene la propria ambiguità, lasciando che lo spettatore si faccia una propria idea di ciò che è reale e di ciò che non lo è. Prima della presa di posizione politica finale.

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Credere alle vittime

L’immagine di una donna vittima di stalking che guarda una poltrona vuota sapendo che il suo carnefice è lì, rimarrà sicuramente come una delle più potenti di questo 2020. Una immagine in grado di affermare il concetto importantissimo che una molestia non finisce quando finisce la violenza. “Bisogna credere alle vittime”. Il film fa capire con chiarezza da che parte sta: quella di chi accusa. A prescindere da tutto.