Carabinieri Piacenza, l’inchiesta si allarga: “Altri sapevano quello che succedeva”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:16

Si allarga l’inchiesta sui carabinieri della caserma Levante di Piacenza. Durante gli interrogatori con i militari arrestati, parla il maggiore Stefano Bezzeccheri: “Altri carabinieri sapevano”.

Carabinieri Piacenza
i carabinieri di Piacenza coinvolti della maxi inchiesta – foto via La Repubblica

Nuovi dettagli emergono dalla maxi inchiesta che vede coinvolti i carabinieri di Piacenza, accusati di spaccio, estorsione, truffa, lesioni personali aggravate e persino tortura. Dopo sei mesi di indagini, è stata fatta luce su quello che era il gravoso modus operandi di una caserma intera, la “Levante” di via Caccialupo, posta ora sotto sequestro. I militari, per i quali sono state disposte le dovute misure cautelari, continuano ad essere interrogati in queste ore dalle autorità, rilasciando dichiarazioni che paiono allargare ulteriormente lo scenario dei coinvolti.

Piacenza, altri carabinieri sapevano ma hanno taciuto

Parla di “calabresi” e “pezzi grossi”, l’appuntato dei carabinieri della caserma Levante di Piacenza, Giuseppe Montella, considerato dai pm il vertice di un vero e proprio “sistema criminale”. E ne parla mentre descrive agli investigatori gli interlocutori di Daniele Giardino, che secondo l’accusa sarebbe stato il fornitore di stupefacenti del gruppo di militari. Un sistema, questo, che pare dunque tracciare dei collegamenti con persone vicine a ‘ndrine della Locride, tanto che ora ad interessarsi del caso è intervenuta pure la Direzione Distrettuale Antimafia di Milano.

Anche per questo, allora, pare strano che ad essere a conoscenza degli illeciti della caserma fossero stati soltanto i diretti interessati delle misure cautelari. A lanciare il sasso è stato il maggiore Stefano Bezzeccheri, il militare che ha comandato la compagnia di Piacenza fino a mercoledì scorso. Durante l’ultimo interrogatorio che l’ha visto rispondere anche alle domande del pm Matteo Centini, titolare dell’inchiesta con il collega Antonio Colonna, Bezzeccheri ha parlato di altri carabinieri che a vari livelli sapevano, ma non avrebbero mai denunciato nulla alle autorità di competenza. “Nessuno mi ha fatto mai una segnalazione, ma non posso pensare che nessuno si sia reso conto di quello che succedeva nella caserma”, spiega infatti il maggiore al gip Luca Milani.

maggiore Stefano Bezzeccheri
il maggiore Stefano Bezzeccheri – foto via ANSA

Stefano Bezzeccheri è stato sentito per ben quattro ore dagli inquirenti, una sessione in cui ha ammesso di non aver mai ostacolato i metodi illegali dell’appuntato Montella (atti ad aumentare i numeri di arresti a fine anno), pur tuttavia ribadendo di non essere mai stato a conoscenza dei pestaggi contro i pusher, di quelle violenze che sfociano in reati quali tortura, sequestro di persona e arresto illegale.

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In quella caserma, così come nella stessa compagnia, sono transitati parecchi carabinieri, graduati e ufficiali, nel corso di questi ultimi anni. Ed è proprio a loro, ora, che mirano le indagini dell’inchiesta della Procura diretta da Grazia Pradella. Nel frattempo, mentre i lavori proseguono, il colonnello Paolo Abrate si è insediato come nuovo comandante provinciale. “Il mio obiettivo personale, è di guadagnare la fiducia giorno per giorno. Non sono uno che guarda alla statistica”, ha dichiarato pubblicamente Abrate.