Zona rossa, Napoli bomba a orologeria. Mieli: “Alto rischio insurrezione armata”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:14

L’ex direttore del Corriere Paolo Mieli, intervistato a Otto e Mezzo su La7commenta la complessa situazione della Campania, diventata zona rossa insieme alla Toscana: “Napoli ha una potenzialità di insurrezione armata che altre regioni non hanno”.

paolo mieli campania - meteoweek.com

Il ministro della Salute Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza: da domani – domenica 15 novembre – anche Campania e Toscana diventeranno zona rossa. Alle aree arancioni, invece, si aggiungono Emilia-Romagna, Friuli Venezia Giulia e Marche. “So che stiamo chiedendo ancora sacrifici, ma non c’è altra strada se vogliamo ridurre il numero dei decessi, limitare il contagio ed evitare una pressione insopportabile sulle nostre reti sanitarie”, sottolinea Speranza. Intanto il governatore della Campania De Luca ieri, durante la classica diretta Facebook del venerdì, coglie l’occasione per lanciare una serie di stoccate a governo e ministri: “Questo non è un governo. Sarebbe cento volte meglio avere, anziché dilettanti allo sbaraglio, un governo di unità nazionale o un governo del Presidente”. Poi ancora: “Ho avuto modo di dire a qualche esponente del Pd che, se bisogna stare al governo con questi personaggi, per quello che mi riguarda, sarebbe meglio mandare a casa il governo“.

“In Campania c’è una carta segreta di cui nessuno parla”

Su questo punto, arriva il commento di Paolo Mieli, intervistato ad Otto e Mezzo su La7: “De Luca ha fatto malissimo ha chiedere le dimissioni del governo. Non si usano quei toni, già non dovrebbe usarli contro De Magistris. Io sono stato l’ultimo in Italia a difendere De Luca per le cose fatte. Non dimentichiamo che è stato il primo che ha lanciato l’allarme e tutti gli diedero addosso”. Poi, sulla situazione Campana e nello specifico napoletana, Mieli ribadisce: tutti fanno finta di non vedere cosa potrebbe scatenarsi in Campania. “Lì c’è una carta segreta di cui nessuno parla: la Campania e Napoli nello specifico hanno una potenzialità di insurrezione armata che le altre regioni non hanno. Fu la prima città che diede luogo alle proteste. Ma da Napoli noi possiamo aspettarci da un momento all’altro una cosa inimmaginabile. Devono fronteggiare questo e hanno l’impressione che il governo faccia finta di non capire”.

De Luca nervoso, attacca tutti

Intanto durante la diretta Facebook il governatore della Campania Vincenzo De Luca appare nervoso, distribuisce colpe e stoccate per tutti: dal sindaco di Napoli all’intero governo. A incrudelire i toni della diretta, l’imminente comunicazione che avrebbe reso la Campania zona rossa. “Noi eravamo per chiudere tutto ad ottobre, per un mese, per avere una operazione di fermo del contagio e che ci avrebbe fatto stare tranquilli a Natale. Da sempre abbiamo avuto una linea di rigore più degli altri, da soli. Il Governo ha fatto un’altra scelta, ha deciso di fare iniziative progressive, di prendere provvedimenti sminuzzati, facendo la scelta della cosiddetta risposta proporzionale, più aumenta contagio più prendiamo provvedimenti. Una scelta totalmente sbagliata, perché il contagio non aumenta in modo lineare, ma esponenziale”.

De Luca: “Divisione in zone scelta scriteriata”

E’ vero, la Campania ha da tempo chiesto il lockdown, poi ha difeso i numeri del contagio, sostenendo che ci fosse sulla regione una campagna di sciacallaggio, poi ha fatto un’ulteriore cambio di posizione: la Campania non deve entrare in zona rossa, deve entrarci tutto il paese. La divisione in zone è, secondo De Luca, “una scelta scriteriata”. Insomma, De Luca ha voluto evitare in ogni modo un’azione mirata sulla Campania, zona gialla o meno. E ha voluto evitare in ogni modo di usufruire autonomamente delle libertà regionali concesse durante l’emergenza: ogni presidente di regione può emanare misure che vadano oltre i Dpcm, ma solo a patto di indurire le misure già messe in atto dal governo. Emilia-Romagna, Veneto e Friuli Venezia Giulia ci hanno provato, per evitare il passaggio in zona arancione. Perché la Campania non l’ha fatto?


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Una bomba a orologeria

Probabilmente, il senso delle contraddizioni di De Luca sta nelle sue ultime parole: “Ora mi sento fortemente di chiedere al Governo, così come ho chiesto al presidente del Consiglio in una lettera indirizzata qualche giorno fa, ristori economici immediati perché la città non può pagare sulla propria pelle una zona rossa che, se ci fosse stato sul piano sanitario un lavoro diverso nei mesi successivi al lockdown, poteva essere evitata”. Ristori economici immediati. Come sottolineato da Paolo Mieli, la Campania è stata la prima a dare il via alle proteste che poi si sono riversate in tutta Italia. Anche perché è stata la prima a subire il peso delle strette. Ma tant’è: tra legittime rivendicazioni da parte di lavoratori allo stremo e proteste violente e pretestuose, la Campania rischia un escalation di tensione e ha l’impressione che il governo non voglia vedere. Infatti è presto detto: ieri sera a Napoli hanno avuto luogo due manifestazioni di protesta, all’incrocio tra Cesario Console e via Nazario Sauro.


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Sulle strade circa 200 manifestanti del settore mercatale, chiedevano ristori immediati. In piazza Municipio il movimento di disoccupati 7 novembre ha invece protestato per le politiche del lavoro ormai ferme. Lì si chiede una patrimoniale per adeguare gli ammortizzatori sociali (“Per la sanità e il sostegno economico di tutti patrimoniale ai ricchi”). Basti un dato: all’ingresso del Palazzo di Governo sono stati disposti gli agenti della polizia in tenuta antisommossa.