Conte vuole portare la crisi in Parlamento, ecco i numeri del Senato

Dopo la mossa di Renzi il premier Conte è pronto a portare la crisi in Parlamento, ma i numeri non giocano a suo favore: cosa succederà?

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Senato della Repubblica. Credit: Archivio Meteoweek

Si fa sempre più complessa la crisi di governo innescata formalmente mercoledì 13 gennaio da Matteo Renzi, leader di Italia viva. Al momento sembra che il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, non abbia intenzione di dimettersi. Anzi, come aveva anticipato alla fine di dicembre 2020, il premier è deciso a portare la crisi in Parlamento. Se dovesse verificarsi questa opzione – tra le tante fioccate negli ultimi giorni – il numero uno di Palazzo Chigi dovrebbe chiedere la fiducia alle Camere. Ma in assenza dei 18 senatori di Italia viva, su chi potrebbe contare l’esecutivo giallorosso? Ecco i numeri del Senato e cosa dicono sulle possibili nuove alleanze di governo.

I numeri del Senato

Il Senato della Repubblica è composto da 321 personalità. Per ottenere la maggioranza assoluta e mantenere in piedi il governo giallorosso, Conte deve arrivare a 161 voti di fiducia. Oppure potrebbe contare sulla maggioranza relativa, cioè avere anche un solo voto in più rispetto all’opposizione.

L’alleanza di centrodestra

Stando alla scheda sulla composizione del Senato pubblicata dal sito del governo, i partiti di centrodestra raggiungono un totale di 136 senatori. In questa cifra sono compresi i 54 esponenti di Forza Italia, i 19 di Fratelli d’Italia e i 63 della Lega. Alla coalizione mancherebbero quindi 25 senatori per ottenere la maggioranza assoluta in Senato. Ai 136 certi, si potrebbero aggiungere coloro che al momento non sembrano indirizzati nel dare la fiducia a Conte: 9 senatori del Gruppo Misto e 4 Per le Autonomie. In questo modo il centrodestra toccherebbe quota 149 e gli mancherebbero solo 12 voti per per la maggioranza assoluta.

L’alleanza di centrosinistra

La coalizione di centrosinistra, o meglio quella del governo giallorosso, comprende invece un totale di 127 senatori certi: 92 appartenenti al gruppo pentastellato, 35 ai democratici. A questi si potrebbero aggiungere 20 senatori del Gruppo Misto e 5 Per le Autonomia, facendo salire il totale del centrosinistra a 152 voti. Tre in più rispetto al centrodestra, ma ancora a meno 9 dalla maggioranza assoluta.

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E i senatori renziani?

Stando così i numeri del Senato, sembrerebbe che il governo giallorosso possa avere una possibilità. Raggiungerebbe la maggioranza relativa rispetto al centrodestra. Ma finora sono rimasti fuori dal conteggio i 18 senatori di Italia viva, per l’ennesima volta ago della bilancia di una situazione complicata. Se il gruppo di Renzi rimanesse compatto e decidesse di sostenere una o l’altra coalizione, farebbe raggiungere la maggioranza assoluta a chi decidesse di dare la fiducia. Nel caso del centrodestra si arriverebbe a 167 senatori, nel caso dei giallorossi a 170. Se decidesse quindi di sostenere totalmente il centrodestra, Conte perderebbe anche la maggioranza relativa. Ma non è detto che una parte dei renziani non si riveli “responsabile” e decida di appoggiare il premier Conte.

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I forzisti e il governo di unità nazionale

Un’altra opzione discussa negli ultimi giorni sarebbe il passaggio di alcuni senatori di Forza Italia nella coalizione di governo. Una mossa che toglierebbe voti al centrodestra, per fornirli al centrosinistra e al Movimento 5 stelle, tuttavia finora smentita dai diretti interessati. Oppure si è parlato di un governo di unità nazionale, una coalizione di tutti – o quasi tutti – i partiti politici. Desiderata fortemente da Beppe Grilloe da una parte dei cinquestelle, sembra solamente un’utopia o al limite una soluzione temporanea, preludio di elezioni anticipate.

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La composizione del Senato della Repubblica. Credit: senato.it

Cosa succederà?

La risposta sembra ancora – troppo – incerta. Il premier Conte potrebbe trovare l’appoggio dei cosiddetti “responsabili”, arrivare a una maggioranza anche relativa e ottenere la fiducia per proseguire l’esperienza di governo. Preferibilmente senza Renzi, come aveva minacciatoqualche giorno prima del ritiro delle ministre di Italia viva. Ma le carte in tavola cambiano di continuo e Conte potrebbe anche ritrovarsi costretto, alla fine, a dimettersi. Da lì, poi, il passaggio alle elezioni anticipate sarebbe quasi certo.