Caso Eitan, lo zio: “Ci ho parlato al telefono, andrò a prenderlo in Israele”

Il bambino sopravvissuto alla tragedia del Mottarone è stato rapito e portato in Israele. Ora lo zio dice che lo riporterà in Italia

Il piccolo Eitan è sopravvissuto alla strage del Mottarone che, insieme ad altre 14 persone, si è portato via i suoi genitori. Nonostante le ferite riportato, ha lottato per la vita ed è ne è uscito vivo. Ma da quel giorno, il bambino di soli 5 anni è stato vittima di dispute per il suo affidamento, sfociate con il rapimento da parte del nonno materno che lo ha portato in Israele.

Ora lo zio paterno, Or Nirko, dichiara di essere riuscito a entrare in contatto con Eitan e a parlarci per telefono. L’uomo si era preso cura del bambino insieme alla moglie Aya Biran, dopo la morte dei genitori e la fine del ricovero in ospedale. Lo zio vive a a Pavia, è sposato con la sorella del papà del bambino e si dichiara fiducioso di riuscire a risolvere la situazione e riportare in Italia il nipote.

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Siamo pronti ad andare in Israele a riprendercelo, partiremo presto ma non vi dico la data. A Eitan ho detto che ci manca e che gli vogliamo bene. Mia moglie è a pezzi, è distrutta e anche le nostre figlie, le sue cuginette, si svegliano e lui non c’è”, ha detto Or Nirko ai giornalisti. “La strada è ancora lunga, non posso prevedere se riusciremo a farlo tornare in Italia, ma sono stato contattato dalle diplomazie di entrambi i paesi. Mi affido alle autorità israeliane e italiane per risolvere la situazione nel più breve tempo possibile” ha continuato.

Or Nirko accusa i nonni del bambino e chi li ha aiutati nel rapimento di Eitan. Secondo lo zio, infatti, “i nonni materni non potevano riuscire a fare tutto da soli, ci sono stati senza dubbio dei complici, qualcuno che li ha aiutati a portare Eitan in Israele». Ma nonostante i dissapori, Or Nirko sembra disponibile verso i parenti rapitori.

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Siamo pronti ancora a dialogare con la famiglia Peleg – dice lo zio -. Noi gli abbiamo concesso tutte le visite, anche se temevamo che potesse succedere quello che è accaduto“. Ma sull’affidamento del bambino è inflessibile: “Deve decidere il Tribunale italiano e non quello israeliano, il centro della sua vita è in Italia. Intanto dalla Farnesina fanno sapere che l’Italia “conta sulla collaborazione di Israele per una soluzione concordata della vicenda, nell’interesse superiore del minore“.