L’odio online diminuisce ma si radicalizza. Ecco i dati

L’Osservatorio italiano sui diritti Vox ha pubblicato la Mappa dell’Intolleranza dove emerge che l’odio online si sta radicalizzando. Il fenomeno colpisce soprattutto le donne che lavorano

Nel secondo anno della pandemia da covid-19, l’odio online diminuisce ma si radicalizza. È la sintesi della tendenza che emerge dalla sesta edizione della “Mappa dell’Intolleranza”, progetto e rapporto ideato da Vox, l’Osservatorio Italiano sui Diritti, in collaborazione con l’Università Statale di Milano, l’Università di Bari Aldo Moro, Sapienza, Università di Roma e IT’STIME dell’Università Cattolica di Milano. Il fenomeno colpisce soprattutto le donne che lavorano, le persone con  disabilità  e i musulmani. L’odio contro gli ebrei subisce un calo, ma si radicalizza e si concentra nelle date simbolo, come la Giornata della Memoria. Esplode anche in occasione delle esternazioni della senatrice Segre contro i No Vax che hanno accostato il green pass alle persecuzioni razziali. E si lega alle manifestazioni antisemite internazionali, in Usa e in Germania.

Nella rilevazione del 2020 (periodo marzo-settembre) erano stati raccolti un totale di 1.304.537 tweet, dei quali 565.526 negativi (il 43% circa contro il 57% positivi). Nella rilevazione 2021 invece (periodo metà gennaio-metà ottobre) sono stati raccolti 797.326 tweet, dei quali 550.277 negativi (il 69% contro il 31% di positivi). Il periodo della ricerca è stato più lungo rispetto all’anno precedente anche se il numero di tweet finali raccolti è risultato inferiore, eppure è cresciuta significativamente la percentuale di tweet negativi sul totale dei tweet rilevati. Un segno evidente di una forte radicalizzazione del fenomeno.

Entrando più nel dettaglio, si evidenzia una redistribuzione dei tweet negativi totali. Nel 2020 infatti le ‘categorie’ più colpiti erano stati donne (49,91%) ed ebrei (18,45%), seguiti da migranti (14,40%), islamici (12,01%),  omosessuali (3,28%) e disabili (1,95%). Nel 2021 il primo posto è sempre occupato dalle donne (43,70%), seguite da islamici (19,57%), disabili  (16,43%), ebrei (7,60%), omosessuali (7,09%) e migranti (5,61%).

Secondo la ricerca Vox sulla “Mappatura dell’intolleranza”, Nord Italia e Lazio sono poi i due territori in cui più si concentra l’odio“antisemita” ma al Nord è anche diffusa l’”islamofobia”, in particolare nei confronti dei musulmani con l'arrivo dei talebani in Afghanistan e a ridosso del ventennale dell’attacco alle Torri Gemelle.

Tra le altre accezioni troviamo la "misoginia" (diffusione a livello nazionale e una concentrazione forte nel Nord Est”), “omofobia” (diffusione nazionale, con concentrazioni al Nord e al Sud),  “xenofobia” (Nord Italia e in modo molto diffuso in Campania, Puglia e Sicilia), “disabilità” con una diffusione a livello nazionale e con concentrazioni significative al Centro e al Nord.

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Un focus particolare del progetto in quest'ultima edizione è riservato all’analisi dell’odio online riferito ad alcuni profili di “professioniste” dell’informazione, politiche, virologhe, musiciste e figure appartenenti al mondo dello spettacolo e dello show business “che confermerebbe una sorta di accanimento contro la figura della donna che lavora”. Tra le donne più odiate troviamo in sequenza Giorgia Meloni, Teresa Bellanova, Vitalba Azzollini, Cathy La Torre, Ilaria Capua, Antonella Viola, Barbara D’Urso, Fiorella Mannoia, Emma Marrone, Myrta Merlino, Selvaggia Lucarelli, Chiara Ferragni.

Dalla rilevazione appare evidente come le categorie in assoluto più colpite siano le politiche e le giornaliste, dato che conferma un trend già rilevato in generale dalla Mappa dell’Intolleranza. Per le politiche, il dato conferma una generale tensione contro la politica, espressione della fase di gestione della pandemia.

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Ultimo ambito esplorato della ricerca è una lettura approfondita dello “hate speech”, cioè dell’incitamento all’odio online, e di una una specificità dei social legato al fenomeno di creazione di gruppi chiusi a forte identità culturale. Il fenomeno si chiama  “echo chambers”, le cosiddette camere dell’eco o del riverbero mediatico in cui “le informazioni, le idee o le credenze vengono amplificate o rafforzate dalla comunicazione e dalla ripetizione all'interno di un sistema definito”, come si legge sul dizionario dei nuovi media.

“Decine di studi, compresa la nostra Mappa – conclude il rapporto – hanno dimostrato e stanno dimostrando che l’introduzione di un algoritmo capace di segmentare le communities sui social per ottenere profilazioni di dati sempre più efficaci e sofisticate, ha fatto sì che persone il cui corredo emotivo, psichico, culturale equivalesse, si ritrovassero a scambiarsi i loro convincimenti in una sorta di spazio virtuale che gli ha fatto da eco. Uno spazio virtuale, che può essere occupato, usato e manipolato da chi ha interesse a diffondere panico e rabbia”.