Reddito cittadinanza, Iv e centrodestra attaccano. Conte: “Non si torna indietro”

Il leader del M5s Giuseppe Conte torna a parlare di reddito di cittadinanza in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale ribadisce: “Lo rifarei non una, ma cento volte. L’Italia sul reddito di cittadinanza non può più tornare indietro. Alcune necessità di modifiche scaturiscono tutt’al più dalla sua messa in pratica“. Intanto il tema inizia già a scaldare gli animi della politica, con Italia viva e il centrodestra che promettono battaglia, e un Pd che dice sì al reddito e – allo stesso tempo – sì ad alcune modifiche. 

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E’ un tema dibattuto, sul reddito di cittadinanza i partiti hanno posizioni diverse e (a volte) mutevoli nel tempo. E’ tornato a parlarne l’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte in un’intervista al Corriere della Sera, nella quale cerca di blindare il più possibile la misura da possibili attacchi provenienti da Italia viva e centrodestra. Sulla questione, infatti, il leader M5s sembra irremovibile: “Resto a quanto ha dichiarato Draghi, che condivide la necessità di questo sistema di protezione”. Effettivamente, a inizio agosto il premier ha dichiarato di non poter ancora esprimersi su una possibile riforma della misura, sottolineando però la sua adesione alla linea di principio della misura: “Quello che vorrei dire è che il concetto alla base del reddito di cittadinanza io lo condivido in pieno“. Sulla base di questo presunto sostegno, Conte ora punta alla linea dura: “Lo rifarei non una, ma cento volte. L’Italia sul reddito di cittadinanza non può più tornare indietro. Alcune necessità di modifiche scaturiscono tutt’al più dalla sua messa in pratica. Perciò dico sì a un tavolo che monitori la sua efficacia, rafforzi i controlli per evitare abusi e favorisca il dispiegamento di tutti i vantaggi per gli imprenditori collegati alle assunzioni“.

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Reddito di cittadinanza: Renzi e Salvini da un lato, Conte dall’altro

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Per difendere a spada tratta il reddito di cittadinanza, tuttavia, il M5s dovrà affrontare il fronte avverso, rappresentato da Italia viva e centrodestra. Il 9 luglio, infatti, il leader di Italia viva Matteo Renzi ha annunciato di voler organizzare nel 2022, una raccolta firme per un referendum abrogativo. Missione? Eliminare il reddito di cittadinanza. Una proposta che rispunta anche in diverse dichiarazioni del senatore, anche nel corso delle sue e-news. A inizio agosto aveva ribadito: “All’inizio non mi ha filato nessuno, come spesso accade con le nostre proposte. Poi quando hanno iniziato a capire che facevamo sul serio si sono spaventati ed è cominciato un diluvio di dichiarazioni. Le più simpatiche sono quelle di quei leader M5s che fino a un mese fa dicevano: ‘Il Rdc non si tocca’. E ora dicono: ‘Il Rdc si può migliorare’“.

In questa battaglia Italia viva spalleggia la linea molto critica della Lega di Matteo Salvini, che reputa il reddito di cittadinanza una misura dannosa per il mercato del lavoro e che promette un emendamento per eliminarlo. Per questo, oggi, nel corso dell’intervista al Corriere Conte ribadisce che “l’iniziativa del centrodestra, spalleggiata da Italia viva, non potrà avere successo, perché il reddito di cittadinanza è un fatto di necessità oltre che di civiltà. Siamo stati gli ultimi in Europa ad avere introdotto questa misura che garantisce coesione e sicurezza sociale, cosa che non è possibile se milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà“.  Tuttavia, anche l’ex premier – nonostante il tentativo di blindare la riforma – apre a un tavolo per individuare modi di migliorare l’applicazione pratica del reddito, evitando sprechi e disfunzioni.

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Il Pd nel mezzo

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Nel frattempo, il Pd sembra optare per una linea mediana, che sembra accogliere e voler riassumere un po’ tutte le posizioni: il reddito di cittadinanza è una misura utile ma perfettibile, ribadisce Letta. E il segretario del Pd richiama quanto sostenuto dallo stesso premier Draghi per lasciar intendere quale sarà la linea del centrosinistra: “Credo che Draghi sul Reddito di cittadinanza abbia detto cose importanti. Ha aperto una discussione che consente di portare miglioramenti e di prendere il buono che c’è stato e di superare i limiti ad oggi riscontrati. Questo è il metodo migliore. Quindi nessuna cancellazione di questo strumento ma, come propone Draghi, noi come il premier crediamo in un suo miglioramento“. Una posizione che chiama in causa il premier, con ogni probabilità, per evitare ulteriori tensioni con il M5s, con cui il Pd sta ancora cercando di costruire un asse politico.

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Una linea mantenuta anche dal ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Andrea Orlando che dalla Festa dell’Unità di Modena ha sottolineato: Il reddito di cittadinanza è uno strumento di tutela non mi ha sorpreso che Draghi lo abbia difeso, in quanto è uno strumento di contrasto alla povertà che va mantenuto“. Eppure, anche Orlando ribadisce l’esigenza di migliorarne l’applicazione: “Il reddito di cittadinanza non ha funzionato perché non puoi pensare che una persona con la quinta elementare o la terza media si orienti da sola nel sistema della formazione. E poi, siccome è un talento innato, si costruisca da solo il background per poi trovarsi il posto di lavoro. Servono strutture“, avrebbe detto alla Festa dell’Unità a Bologna. Insomma, quasi tutte le forze politiche – con gradi e intenzioni diverse – sono d’accordo con la necessità di modificare il reddito di cittadinanza. Il problema è che alcune forze politiche vogliono modificarlo per snaturarlo, altre per “rifinirlo”. Resta da capire, come sempre, quale sintesi riuscirà a trovare un governo dalle anime così diverse.